Una campana che rintocca nel silenzio, poi una chitarra pulita che suona due note alla volta creando un’atmosfera unica. Così comincia “Hallowed Be Thy Name” degli Iron Maiden, sette minuti che raccontano l’ultima notte di un condannato a morte.
Prima della cavalcata metal, prima degli assoli di Dave Murray e Adrian Smith, c’è questo momento sospeso: due voci di chitarra che camminano insieme. È un’introduzione che riconosci al primo rintocco e, cosa che si dimentica spesso, è anche alla portata di chi suona da relativamente “poco”.
In questa lezione ci fermiamo sull’introduzione con la chitarra pulita. Luca Marinelli ti mostra le due voci, gli slide che collegano le note, il lavoro della mano destra in Hybrid Picking, e le impostazioni di suono per avvicinarti al disco.
Prendi la chitarra e togli la distorsione: qui conta la precisione.
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Panoramica della canzone
“Hallowed Be Thy Name” chiude The Number of the Beast, il terzo album degli Iron Maiden e il primo con Bruce Dickinson alla voce, uscito il 22 marzo 1982 per la EMI. Fu registrata ai Battery Studios di Londra con Martin Birch alla produzione, lo stesso che aveva lavorato con Deep Purple e Black Sabbath. Il brano porta la firma del bassista Steve Harris e chiude il disco che portò gli Iron Maiden per la prima volta al numero 1 della classifica inglese.
La storia del testo è meno pulita di quanto sembri. Nel 2017, trentacinque anni dopo l’uscita, gli Iron Maiden si ritrovarono con una causa per violazione di copyright: secondo l’accusa, alcuni versi di “Hallowed Be Thy Name” ricalcavano “Life’s Shadow”, un brano del 1974 di una band prog inglese quasi sconosciuta, i Beckett.
La difesa di Harris fu curiosa e, a modo suo, onesta: mentre registrava l’album nel 1982 avrebbe usato quelle parole come “testo guida”, una traccia provvisoria da sostituire prima dell’incisione definitiva. Poi il disco uscì così com’era. Il management della band ammise che “circa sei versi” arrivavano davvero da “Life’s Shadow”.
Durante la disputa gli Iron Maiden tolsero il brano dalla scaletta del tour di The Book of Souls, e per un pezzo che dal vivo mancava di rado fu una notizia. Nel marzo 2018 la questione si chiuse con un accordo extragiudiziale. Nel frattempo la canzone aveva già fatto la sua strada da sola: la versione dal vivo registrata a Mosca nel 1993 arrivò al numero 9 della classifica dei singoli inglese.
Caratteristiche principali del brano:
- Album: The Number of the Beast (1982)
- Etichetta: EMI
- Chitarristi: Dave Murray, Adrian Smith
- Tonalità: Mi minore
- Stile: Heavy metal
- Difficoltà: Intermedio
Per un chitarrista questa introduzione è una piccola scuola di controllo. Non c’è distorsione a coprire le imprecisioni: ogni nota si sente, ogni slide deve arrivare intonato, le due voci devono suonare insieme. Se riesci a farla girare pulita, hai fatto un passo avanti che vale in qualunque genere.
Cosa ti serve per suonarla
- Una chitarra elettrica (sul disco il suono è pulito e brillante, un single coil funziona benissimo)
- Un amplificatore con un buon canale pulito
- Un pizzico di riverbero o chorus per dare aria al suono (facoltativo)
- Plettro di durezza media, oppure le dita per la tecnica ibrida
- Accordatura standard (E-A-D-G-B-E)
- Un metronomo: il riferimento è 120 bpm
Struttura del brano
“Hallowed Be Thy Name” è un brano lungo e pieno di cambi di scena. Questa lezione copre solo la prima parte, ma è utile sapere dove si inserisce:
- Intro – campana e chitarra pulita (la parte di questa lezione)
- Strofa lenta – “I’m waiting in my cold cell…” sulla stessa atmosfera in clean
- Cambio di tempo – entrano le chitarre distorte e il galoppo tipico dei Maiden
- Strofe in tempo veloce
- Sezione strumentale – riff in armonia e assoli di Dave Murray e Adrian Smith
- Ripresa e finale – ritorno del tema e chiusura
L’introduzione con la chitarra pulita
L’introduzione è in Mi minore, a 120 battiti al minuto, e vive su due voci che si muovono in parallelo: la melodia sulla corda di Si (12-10-8-7-8-7-5-7) e una seconda voce più grave sulla corda di La (10-9-7-5-7-5-3-5), a distanza di decima, cioè una terza più un’ottava. Ogni battuta parte con una pausa di croma, un piccolo respiro che dà al fraseggio quell’andamento da racconto. Al centro della battuta ci sono due slide, uno in salita e uno in discesa, che legano le note senza staccarle. La seconda battuta è identica alla prima fino all’ultima nota, dove la melodia scende sul Re diesis al quarto tasto della corda di Si con il Si al secondo tasto della corda di La sotto: è l’accordo di Si maggiore, la dominante, che riporta tutto verso il Mi minore. Poche note, ma è quel Re diesis finale a dare al giro il suo colore inquieto.

Consigli per l’esecuzione:
Il primo problema è far suonare le due corde insieme senza far vibrare quelle in mezzo. Le corde di Sol e Re vanno tenute zitte appoggiando leggermente le dita della mano sinistra, oppure si può usare la tecnica ibrida: plettro sulla corda di La e dito medio sulla corda di Si. Luca ti fa vedere nel video come imposta la mano destra. Gli slide vanno eseguiti con lo stesso dito e senza alleggerire la pressione, altrimenti la nota muore a metà strada. E rispetta la pausa iniziale di ogni battuta: è lei a dare respiro al giro.
- Parti a 70-80 bpm e sali solo quando le due voci suonano insieme e pulite
- Controlla l’intonazione degli slide: devono fermarsi esattamente sul tasto, non un millimetro prima
- Lascia suonare le note per tutta la loro durata, senza tagliarle con la mano destra
- Cura il Re diesis della seconda battuta: è la nota che dà il colore a tutto il giro
Sound e impostazioni dell’amplificatore
Per avvicinarti al suono originale Luca ti consiglia queste impostazioni di partenza (poi adatta in base alla tua strumentazione):
- Canale: pulito, gain basso, nessuna distorsione
- Bassi: medi
- Medi: medi
- Alti: medio-alti, per far uscire bene entrambe le voci
- Riverbero: un velo, per dare profondità
- Chorus: facoltativo, leggero, per quel suono “anni ’80” un po’ freddo
Conclusione
L’introduzione di “Hallowed Be Thy Name” ti insegna a suonare pulito e a far cantare due voci alla volta, con gli slide sotto controllo. Sono cose che nel metal si danno per scontate e che invece ti tornano utili appena passi a un arpeggio, a una ballad o a qualunque intro in clean. E quando il pezzo esplode dopo la parte lenta, saprai da dove è partito tutto.
Ora tocca a te: accendi il canale pulito, metti il metronomo basso e fai girare le due battute finché le dita non le trovano da sole. Se il tutorial ti è stato utile, lascia un commento sotto il video e scrivi quale canzone vorresti vedere come prossima lezione. Buon metal a tutti! 🤘




