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Chitarra e Improvvisazione: Esistono Davvero le Note Sbagliate?

Chitarra e Improvvisazione: Esistono Davvero le Note Sbagliate?

Probabilmente ti sarà capitato di ascoltare un assolo e pensare: “Quella nota è stonata!“. Oppure, mentre improvvisavi, di fermarti perché avevi paura di aver suonato la nota sbagliata.

In realtà, nella maggior parte dei casi, il problema non è la nota in sé, ma il modo in cui viene utilizzata.

Una delle scoperte più interessanti che un chitarrista possa fare è proprio questa: in musica non esistono solo note “giuste” e note “sbagliate”. Esistono note che trasmettono una sensazione di stabilità o rilascio più o meno netto e altre che creano tensione, più o meno forte. E spesso sono proprio queste ultime a rendere un assolo davvero espressivo.

Questo fenomeno dipende dalla nota stessa in realzione alla tonalità del brano, da quanto perdura quella nota, dal punto in cui viene suonata all’interno del giro di accordi,  da quale suono è preceduta, e soprattutto dalla nota che viene suonata immediatamente dopo (ossia come risolve).

👋 Sono Fabio Arato, maestro certificato Chitarra Facile, specializzato in chitarra rock progressive, gipsy jazz e manouche e chitarrista dei The Hot Pots. Nel caso volessi seguire delle lezioni di chitarra private con me o con gli altri maestri certificati della scuola, clicca qui.

Perché Alcune Note Ci Sembrano Stonate

Già all’interno della scala della tonalità del brano, tra le sette note della scala ne esistono alcune che sono tensive, e ne esistono altre che generano sospensione e rilascio.

Se si sceglie di suanare una nota al di fuori delle sette note della tonalità di impianto, a maggior ragione si genererà ancora più effetto tensivo, che se non controllato, con le note suonate troppo a lungo o nel momento sbagliato, risulterà in una vera e propria stonatura. Quella che viene anche volgarmente detta tra i cantanti, stecca.

Questo è un principio sia legato a ciò che l’orecchio si aspetta, ad esempio se ascoltiamo l’esecuzione di un brano che conosciamo gìà. Ma anche al fatto che semplicemente nella percezione acustica delle nostre orecchie alcune note se tenute in modo insistente destabilizzano eccessivamente la tonalità o la melodia: la sbilanciano eccessivamente, e la rendono pertanto sgradevole.

Quindi è questione di equilibrio e dosaggio sapiente di piccoli momenti di tensione e rilascio tra note in scala e no.

Io posso ad esempio suonare una nota fuori scala come nota di passaggio, per approdare ad un’altra di riposo come potrebbe essere la Tonica della tonalità. Così facendo l’orecchio percepirà questo gioco di tensione che si risolve. All’ascolto risulterà un passaggio pieno di colore e di contrasto.

La Musica Vive di Tensione e Risoluzione

D’altronde questo gioco di tensioni e rilascio, è un po’ il gioco della musica, ma non solo.

Immagina un film in cui tutto fila liscio dall’inizio alla fine: nessun colpo di scena, nessun momento di suspense, nessuna sorpresa. Probabilmente sarebbe piuttosto noioso.

La musica funziona in modo molto simile.

Ma Quindi Davvero Si Possono Usare Tutte e Dodici le Note?

La risposta, per quanto possa sembrare sorprendente, è .

Non vuol dire che possano essere suonate a caso. Alcune funzioneranno molto bene come punto di arrivo, altre staranno bene solo come note di passaggio.

In altre parole, non è tanto importante quale nota suoni, ma quando la suoni, quanto la fai durare e soprattutto dove stai portando la frase musicale. Anche una nota molto “aspra” può risultare perfettamente musicale se inserita nel contesto giusto.

Il Vero Obiettivo Non È Evitare le Note

Se hai la chitarra tra le mani puoi fare una prova molto semplice. Metti una base in LA minore e suona una frase pentatonica. A un certo punto inserisci una nota che normalmente eviteresti, magari un semitono sopra una delle note della scala, ma non fermarti lì: continua subito la frase risolvendo su una nota stabile. Potresti suonare un SOL# come nota di passaggio per approdare alla nota LA, sul MI cantino, e rientrare quindi nella griglia della pentatonica.

Ti accorgerai che quella nota non suona più come un errore. Anzi, crea una leggera tensione che rende la risoluzione ancora più piacevole. È esattamente questo il principio su cui si basano moltissimi fraseggi blues, rock e jazz.

Tre Espedienti per Giocare con la Tensione

Prova nel tempo a sperimentare con i seguenti tre espedienti:

  • acciaccatura;
  • arpeggi sfasati di un semitono;
  • insistere volutamente su una nota fuori tonaltà.

ARPEGGI SFALSATI DI UN SEMITONO – Un altro esempio sono gli arpeggi suonati un semitono giù o su rispetto alla tonalità del brano. Si tratta di suonare ad esempio in una tonalità di LA Minore, un arpeggio di SOL# Minore, creando così un effetto di tensione che dovrà poi naturalmente risolvere su una nota della tonalità di impianto.

Puoi sentirla utilizzata in Touching Tongue di Steve Vai al minuto 1:46.

ACCIACCATURA – L’acciaccatura è un ottimo esempio dell’utilizzo di nota al di fuori della tonalità. Essa consiste nel suonare per un breve lasso di tempo, e come nota di passaggio, una nota nell’intorno della nota target, come un semitono sotto la nota nella quale si conclude il fraseggio. Ad esempio, in una tonalità di LA Minore, suono la nota FA# per passare alla nota SOL (Compresa nella scala di LA Minore), sulla quale si potrà anche concludere la frase.

Puoi sentire questo espediente in Una Giornata Uggiosa di Lucio Battisti al minuto 2:00, nel riff di chitarra elettrica.

INSISTERE VOLUTAMENTE SU UNA NOTA FUORI TONALITÀ – A volte invece banalmente come scelta stilistica si sceglierà di mantenere una nota fuori tonalità, per creare volutamente un effetto tensivo e quasi disturbante.

È il caso dell’arpeggio principale di Hurt, dei Nine Inch Nails, nel primo accordo dell’arpeggio iniziale al canto suona una quinta diminuita, nota estremamente tensiva, ed al limite della stonatura, che rende però questo arpeggio ricco di mistero e tensione.

CROMATISTI – I cromatismi sono grappoli di note, tutte distanti un semitono tra loro, che vengono suonate in sequenza, spesso velocemente, per passare da una nota di partenza ad un’altra.

Possiamo sentire bene questo espediente dalla magica chitarra di Guthrie Govan, in una sua improvvisazione di diversi anni fa, nella quale al minuto 0:44 si sente chiaramente questo passaggio di note veloci tutte distanti un semitono, che vengono usate come passaggio per andare avanti ed indietro tra le due note target di partenza, e di arrivo, distanti un tono e mezzo tra loro.

CONCLUSIONE

Quindi comprendi bene come il concetto di nota sbagliata, adesso che abbiamo trattato l’argomento, risulta alla fine essere un concetto molto relativo.

La prossima volta che ascolterai uno dei tuoi chitarristi preferiti, prova a chiederti perché ha scelto proprio quella nota, e perché l’ha suonata in quel modo ed in quel punto esatto. Scoprirai che il segreto non è evitare la nota sbagliata, ma suonarla nel modo e al momento giusto: e magicamente non suonerà più sbagliata!

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Alla prossima!

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