In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 5 alle 18:30, Luca Marinelli mostra 3 esercizi per muovere i primi passi o migliorare sull’improvvisazione.
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Improvvisare sulla chitarra è uno dei desideri più grandi per chiunque inizi a suonare. Molti pensano che l’improvvisazione richieda un talento innato, ma la realtà è diversa e incoraggiante: l’improvvisazione non è un dono innato, ma una competenza che si può apprendere, strutturare e perfezionare con il metodo e gli esercizi giusti.
In questo articolo analizzeremo una lezione fondamentale pensata per chi desidera muovere i primi passi nell’improvvisazione.
I Chord Tones

Spesso i principianti improvvisano suonando scale in modo meccanico, ottenendo assoli scolastici o slegati dall’accompagnamento. Per superare questo limite, dobbiamo comprendere un concetto chiave: la correlazione tra le scale, ad esempio la scala pentatonica, e i chord tones.
La scala di partenza per eccellenza nell’improvvisazione moderna è la scala pentatonica. Utilizzeremo la scala pentatonica minore di LA, precisamente nella sua diteggiatura più celebre e geometricamente semplice: la forma di MI.
La scala di LA minore è la relativa minore di DO maggiore. È composta solo da note naturali, senza alcuna alterazione (niente diesis o bemolli):
LA – DO – RE – MI – SOL – LA
Usando cinque note invece delle sette della scala minore naturale (escludendo SI e FA), evitiamo all’origine le note più instabili o “pericolose” (avoid notes). Se suonate male, queste ultime generano dissonanze sgradevoli sopra gli accordi. La pentatonica è quindi una “zona di sicurezza”: ogni nota suona sempre orecchiabile.
Però, suonare la pentatonica su e giù annoia in fretta. Per dare vera espressività alle frasi musicali dobbiamo colpire le note dell’accordo attivo sotto il nostro assolo: i chord tones.
Immaginiamo una base musicale comune, composta da due soli accordi che si alternano costantemente: LA minore e MI minore.
Quando improvvisiamo, il nostro obiettivo principale deve essere quello di “atterrare” e dare enfasi alle note che fanno parte dell’accordo attivo in quel momento. Vediamo quali sono:
- LA minore: LA, DO e MI
- MI minore: MI, SOL e SI
Se improvvisiamo concentrandoci sui chord tones, l’assolo risulterà estremamente ordinato, melodico e professionale. Magari all’inizio potrà sembrare un po’ scolastico, ma darà subito un senso di stabilità e fluidità. Se invece evitiamo deliberatamente i chord tones, soffermandoci su altre note della scala, l’ascoltatore percepirà una costante sensazione di tensione, instabilità e leggera dissonanza. Queste note di passaggio non sono “sbagliate” in assoluto, ma funzionano egregiamente se usate come transizione rapida per muoversi da un chord tone all’altro, anziché come note su cui fermarsi a lungo, a meno di non volere ottenere un effetto più tensivo o un colore diverso.
Per sperimentare questo aspetto ti consiglio di usare una base semplice. Trova o registra una traccia di accompagnamento che alterni semplicemente l’accordo di LA minore e l’accordo di MI minore ad un tempo medio-lento.
Limita il raggio d’azione alle corde centrali: Suona solo in una porzione ristretta della scala, ad esempio tra la quinta e la seconda corda. Avrai pochissime note a disposizione, concentrandoti esclusivamente sui chord tones di riferimento.
Quando senti che la base passa su LA minore, visualizza sul manico le note LA, DO e MI presenti in quella porzione di tastiera e prova a suonarne una tenendola a lungo.
Nel momento in cui la base passa a MI minore, sposta la tua attenzione sulle note MI e SOL. Suonane una ed avverti la transizione e la stabilità che essa conferisce.
Analizza le tue sensazioni: Presta attenzione a ciò che provi a livello uditivo ed emotivo. Noterai che atterrare su un chord tone genera un senso di risoluzione, mentre fermarsi su una nota diversa crea una tensione sospesa. Imparare a governare questa dinamica è il vero segreto di ogni grande improvvisatore.
Il Ritmo



Spesso i principianti cercano continuamente nuove scale, pensando che il segreto risieda nelle note. Ma un elemente fondamentale per trasformare le nostre improvvisazioni è il ritmo.
Puoi prendere una sequenza di note estremamente semplice e trasformarla in frasi musicali completamente diverse tra loro, semplicemente alterando la durata delle note, spostando gli accenti o inserendo delle pause strategiche.
Prendiamo come riferimento una classica frase blues (o lick) costruita sulle note della nostra pentatonica di La minore (la prima delle 3 immagini).
Nella sua forma più classica ed elementare, questa frase viene suonata utilizzando un ritmo regolare di ottavi. Ogni nota ha la stessa durata, e per dare un sapore più bluesy ed espressivo, possiamo inserire uno slide. Il portamento è quello tipico dello shuffle, dove gli ottavi hanno quell’andamento dondolante.È una frase fluida, cantabile ed orecchiabile. È il tipico fraseggio che funziona sempre e dà subito un senso di familiarità.
Ora prendiamo lo stesso identico gruppo di note, rimuoviamo lo slide iniziale e cambiamo la suddivisione ritmica, passando dagli ottavi alle terzine di ottavi (tre note per ogni battito). Inoltre, introduciamo una pausa netta alla fine della frase. Invece del regolare scorrere della prima versione, otterremo un andamento molto più incalzante, seguito da un momento di silenzio che permette alla frase di respirare. Nonostante le note siano le stesse, la frase suona in modo completamente diverso.
Per spingere il concetto ancora oltre, possiamo creare una versione decisamente più sincopata. In questa variazione, la frase non inizia sul battere forte del tempo, ma parte in levare (sulla parte debole del movimento) e comincia nella battuta precedente, anticipando l’accordo di MI minore. All’interno della frase vengono inserite diverse pause asimmetriche che spezzano la linearità del discorso.
Questa versione crea un forte senso di sorpresa e di “tensione ritmica”. Dimostra come l’uso sapiente del silenzio e lo spostamento degli accenti possano dare un’atmosfera sospesa allo stesso materiale melodico.
Le Ottave

Un’altra grande sfida per chi inizia è quella di riuscire a muoversi lungo la tastiera della chitarra senza perdersi. Una tecnica eccellente, estremamente d’effetto e facile da applicare, è quella di riproporre la stessa identica frase musicale sfruttando le ottave.
Spostare una frase all’ottava superiore significa suonare le stesse note ma in un registro più acuto. Tuttavia, per fare questo sulla chitarra, dobbiamo scontrarci con una particolarità geometrica del nostro strumento. La chitarra è accordata per quarte giuste, eccetto tra SOL (terza corda) e SI (seconda corda), intervallo di terza maggiore. Questa irregolarità cambia la geometria visiva delle forme sul manico.
Quando vogliamo trasportare una frase all’ottava superiore, dobbiamo seguire queste regole geometriche a seconda delle corde di partenza:
- Spostamento dalle corde gravi alle corde medie (da MI a RE): Se la tua frase parte dalla sesta corda o dalla quinta corda e vuoi spostarla all’ottava superiore, scendi di 2 corde verso il basso e avanza di 2 tasti verso il corpo della chitarra. (Esempio: se una nota si trova al tasto 5 della sesta corda, la sua ottava superiore si troverà al tasto 7 della quarta corda).
- Spostamento dalle corde medie alle corde acute (da RE a SI): Qui dobbiamo fare estrema attenzione! Se la tua frase parte dalla quarta corda e vuoi riproporla all’ottava superiore scendendo sulla seconda corda, a causa della particolare accordatura di quest’ultima la geometria cambia. Scendi nuovamente di 2 corde verso il basso ma avanza di 3 tasti (e non più 2!).
Conclusioni
Quando si muovono i primi passi, si ha spesso una paura bloccante di sbagliare nota. Ma nell’improvvisazione, lo “sbaglio” è semplicemente una deviazione temporanea che può essere corretta istantaneamente. Il consiglio d’oro è quello di fare farina del proprio sacco. Non limitarti a copiare passivamente gli esercizi. Prendi questi concetti (i limiti sui chord tones, le variazioni ritmiche, lo spostamento in ottave) e applicali per creare le tue melodie.




