In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 23 alle 18:30, Luca Marinelli mostra 3 esercizi per muovere i primi passi nel mondo del Jazz.
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Il mondo della chitarra jazz viene spesso visto come un territorio inaccessibile, riservato esclusivamente a musicisti esperti, virtuosi del manico o teorici della musica. Tuttavia, la realtà è molto più invitante: come per qualsiasi altro genere musicale, anche nel jazz esistono dei principi fondamentali che permettono a qualunque chitarrista principiante di muovere i primissimi passi e comprenderne le sonorità caratteristiche.
In questa guida esploreremo i pilastri di una vera e propria “Lezione Zero” di chitarra jazz. Analizzeremo l’armonia degli accordi essenziali, la costruzione di frasi melodiche attraverso gli arpeggi e i segreti del ritmo e dello swing.
Prima di toccare la chitarra, è fondamentale sfatare un mito: il jazz non è un blocco monolitico, ma un macro-genere ricco di sfaccettature. Esattamente come accade nel rock o nel metal, dove coesistono stili e complessità estremamente diversi, il jazz racchiude sonorità differenti tra loro: il Gypsy Jazz alla Django Reinhardt; il linguaggio moderno ed evocativo di Pat Metheny; lo stile pulito e virtuosistico di Joe Pass etc. Per un orecchio non abituato, questo linguaggio può inizialmente risultare “duro”
L’Armonia

La progressione di accordi più celebre e utilizzata in assoluto nel jazz è la progressione II-V-I. Questa sequenza collega il secondo, il quinto e il primo grado di una scala. Prendendo come riferimento la tonalità di DO maggiore, i gradi della progressione saranno:
- ii: REminore7
- V: SOL7
- I: DOmaj7, che dura due battute
Nelle canzoni pop o rock tradizionali si utilizzano spesso le triadi (accordi formati da 3 note: prima, terza e quinta). Nel jazz, invece, il punto di partenza standard è rappresentato dalle quadriadi (o tetradi), ovvero accordi a 4 note in cui si aggiunge la settima. È proprio la presenza della settima a regalare quel caratteristico sapore raffinato, caldo ed evocativo.
Per chi inizia, gestire accordi complessi a quattro o cinque voci sulla tastiera può risultare ostico. Una tecnica fondamentale nel jazz consiste nell’utilizzare gli Shell Voicings: accordi “ridotti all’osso” composti da sole 3 note.Se la quadriade completa possiede 4 note (Prima, Terza, Quinta, Settima), negli Shell Voicings si scelgono le 3 note davvero indispensabili: la Prima (Tonica) che definisce la nota fondamentale dell’accordo, la Terza che stabilisce la natura dell’accordo (maggiore o minore) e la Settima che definisce la famiglia dell’accordo (settima minore, settima di dominante, maggiore settima).
La quinta giusta viene omessa perché è una nota neutra che non aggiunge informazioni armoniche decisive (a meno che non sia alterata).
Nella foto in alto puoi vedere le 3 diteggiature con gli Shell Voicing. Qui sotto, invece, puoi vedere delle diteggiature che aggiungono anche la quinta, precedentemente omessa.

Per prendere confidenza, accompagnate la progressione suonando in quarti (una plettrata per ogni battito) con un timbro morbido e scuro.
La Melodia
Oltre all’accompagnamento, un chitarrista jazz deve imparare a muoversi in modo melodico. Il metodo più basilare per improvvisare o creare linee melodiche sulle strutture jazzistiche consiste nell’utilizzare gli arpeggi.Mentre una scala contiene tutte le note di una tonalità, l’arpeggio seleziona le note che costituiscono l’accordo. Suonando gli arpeggi in sequenza sopra la progressione II-V-I, la melodia tratterà esattamente le note dell’armonia sottostante.
Ecco i diagrammi degli arpeggi di REmin7, SOL7 e DOmaj7.



Eseguendo una frase melodica costruita sugli arpeggi anche a sola chitarra (senza basso o batteria di sottofondo), l’ascoltatore sarà in grado di percepire chiaramente i cambi di accordo. Questo accade perché le note toccate dalla melodia definiscono in modo inequivocabile l’armonia di ciascuna battuta.

Il Portamento
Il terzo pilastro fondamentale del jazz riguarda il ritmo e la sensibilità con cui si articolano le note. La stessa sequenza di note può suonare del tutto anonima o intensamente jazz a seconda dell’intenzione ritmica adottata. Nel rock o nel pop, gli ottavi vengono generalmente eseguiti in modo “dritto” (suddivisione binaria equa). Nel jazz si utilizza invece lo swing (molto vicino al concetto di shuffle nel blues), caratterizzato da una suddivisione ternaria in cui la prima nota dell’ottavo dura leggermente di più della seconda. Questo “rimbalzo” ritmico dona al brano il tipico andamento fluttuante e dinamico del jazz.
Un’altra caratteristica del jazz è quella di accentare e “contare” sul 2 e sul 4 del metronomo. Per sviluppare questo senso del ritmo, si utilizza un esercizio speciale con il metronomo. Impostate il metronomo ad esempio 45 BPM. Immaginate che i “click” del metronomo non indichino l’1 e il 3, ma il 2 e il 4. Il tempo reale sarà quindi di 90 BPM, ma sarete voi a dover collocare mentalmente il battito 1 e 3 negli spazi vuoti. Nell’esercizio qui sotto, le frecce rosse indicano dove ci sarà il battito del metronomo sul 2 e sul 4.

Quando accompagnate o suonate una melodia, accentate leggermente le plettrate sul 2 e sul 4 per conferire il giusto “groove”
Per arricchire il fraseggio e rendere le linee melodiche più sofisticate, i musicisti jazz fanno largo uso di note cromatiche di avvicinamento.Una delle tecniche più celebri è l’Enclosure. L’obiettivo è raggiungere una nota target (ad esempio la nota di partenza del nuovo accordo) esattamente sul primo battito della battuta successiva. Anziché suonare direttamente la nota target, la si “circonda” suonando prima una nota un semitono sopra, poi una o due note sotto, per poi atterrare definitivamente sulla nota target.
Conclusioni
Avvicinarsi alla chitarra jazz non richiede di imparare centinaia di scale complesse fin dal primo giorno. Lavorando con costanza su questi tre pilastri universali anche un chitarrista alle prime armi può iniziare a comprendere la struttura profonda del jazz e a divertirsi sulla tastiera.Il segreto risiede nella gradualità: memorizzate prima le posizioni degli Shell Voicings, abituatevi a sentire il metronomo sul 2 e sul 4, ed esercitatevi a far cantare le note degli arpeggi.




