In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 18 alle 18:30, Luca Marinelli spiega che cosa sia e a che cosa serve il circolo delle quinte.
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Benvenuti Strimpellari in questo articolo dove approfondiremo insieme un argomento estremamente interessante della teoria musicale, in particolare il circolo delle quinte e l’armatura di chiave.
In questo articolo esploreremo nel dettaglio questi concetti, fornendo nozioni teoriche essenziali e consigli pratici che vi renderanno chitarristi più consapevoli e preparati.
L’Armatura di Chiave
Entrando nel vivo della teoria musicale, un concetto imprescindibile da conoscere è l’armatura di chiave. In parole povere, si tratta dell’insieme di alterazioni (diesis o bemolli) poste all’inizio del pentagramma, subito dopo la chiave di violino.
Ma perché è così utile conoscerla? Ci sono tre benefici principali:
- Semplifica la lettura e la scrittura del pentagramma: Immaginate di dover leggere uno spartito in una tonalità con molte alterazioni. Se ogni singola nota alterata avesse la sua alterazione (diesis o bemolle) scritta accanto ogni volta che compare, lo spartito risulterebbe “sporco”, caotico e difficile da leggere a prima vista. L’armatura di chiave, invece, “pulisce” il pentagramma: se siamo in SOL maggiore (che ha il FA# in chiave), sapremo che qualsiasi FA incontreremo nel brano andrà suonata come FA#, anche se il simbolo non è esplicitamente scritto accanto alla nota.
- Fa conoscere le note appartenenti a una scala: Sapere quante e quali alterazioni ci sono in una tonalità ci permette di dedurre immediatamente quali siano le note “naturali” rimanenti. Ad esempio, se sappiamo di essere in SIb maggiore (tonalità che ha in chiave solo il SIb e il MIb), sapremo con certezza matematica che le altre cinque note della scala (DO, RE, FA, SOL e LA) saranno totalmente naturali.
- Permette di identificare subito la tonalità: Osservando l’armatura di chiave e imparando alcuni trucchetti, è possibile scoprire istantaneamente in che tonalità ci si trova. Se vediamo quattro diesis in chiave, sapremo in maniera pressoché univoca di trovarci in MI maggiore o nella sua relativa, il DO# minore.
Il Circolo delle Quinte

Il Circolo delle Quinte può essere immaginato come una sorta di orologio che ci fornisce tutte le informazioni sulle tonalità, le scale e le alterazioni in esse contenute.
Partiamo da “ore 12”: qui troviamo il DO maggiore e la sua relativa minore, il LA minore. Questo è il nostro punto di partenza perché queste due scale non presentano alcuna alterazione: sono formate solo dalle sette note naturali.
Il termine “Circolo delle Quinte” deriva dal fatto che, muovendoci in senso orario sul nostro orologio immaginario, si avanza salendo di un intervallo di quinta ascendente. Parallelamente, anche le alterazioni (i diesis) si aggiungono procedendo per quinte ascendenti.

Dal DO, per esempio, saliamo di una quinta (DO 1 – RE 2 – MI 3 – FA 4 – SOL5), arriviamo al SOL maggiore (o MI minore). Qui troviamo la prima alterazione in armatura di chiave: il FA#. Le note saranno quindi SOL, LA, SI, DO, RE, MI, FA# e SOL.
Poco più sopra puoi vedere lo schema con l’ordine di tutte le tonalità (DO, SOL, RE, LA, MI, SI, FA# e DO#) e l’aggiunta delle alterazioni (FA#, DO#, SOL#, RE#, LA#, MI# e SI#).
A questo punto potreste chiedervi: “Ma il MI# e il SI# non esistono! Sulla chitarra corrispondono rispettivamente al FA naturale e al DO naturale!”. A livello di suono puro o di tasto premuto sulla chitarra è assolutamente vero, ma a livello teorico e di nomenclatura musicale è un errore grave chiamarli FA e DO in questo contesto.
La regola d’oro della teoria musicale impone che, quando si elencano le note di una scala diatonica, si debbano pronunciare necessariamente i nomi di tutte e sette le note, senza mai saltarne o ripeterne nessuno. Se nella scala di FA# maggiore (FA#, SOL#, LA#, SI, DO#, RE# e MI#) noi chiamassimo il MI# come “FA”, staremmo pronunciando la nota “FA” due volte (FA naturale e FA#), e ci perderemmo per strada il nome “MI”. Per questo motivo formale, seppur suonino come note naturali, in queste tonalità devono rigorosamente essere chiamati MI# e SI#.
Muovendoci in senso antiorario sul nostro orologio immaginario, invece, si avanza scendendo di un intervallo di quinta ascendente (o salendo di una quarta giusta). Parallelamente, anche le alterazioni (i bemolli) si aggiungono procedendo per quinte discendenti.

Dal DO, per esempio, scendiamo di una quinta (DO 1 – SI 2 – LA 3 – SOL 4 – FA5), arriviamo al FA maggiore (o RE minore). Qui troviamo la prima alterazione in armatura di chiave: il SIb. Le note saranno quindi FA, SOL, LA, SIb, DO, RE, MI e FA.
Poco più sopra puoi vedere lo schema con l’ordine di tutte le tonalità (DO, FA, SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e DOb) e l’aggiunta delle alterazioni (SIb, MIb, LAb, REb, SOLb, DOb e FAb).
Come Comprendere Velocemente la Tonalità dall’Armatura di Chiave
Leggere l’armatura di chiave e decifrare la tonalità all’istante può sembrare complicato, ma esistono due semplici “trucchetti” matematici che vi risparmieranno la fatica di dover imparare tutto a memoria immediatamente.
Il trucco per i Diesis: Se sullo spartito vedete un’armatura di chiave composta da diesis, vi basterà guardare l’ultimo diesis aggiunto (quello posizionato più a destra sul pentagramma) e salire di un semitono.
- Esempio 1: Se c’è solo un FA#, salendo di un semitono arriviamo al SOL. La tonalità è Sol maggiore (o MI minore).
- Esempio 2: Se avete 3 diesis (FA#, DO#, SOL#), prendete l’ultimo (il SOL#), salite di un semitono e scoprirete di essere in LA maggiore (o FA# minore).
Il trucco per i Bemolli: Per i bemolli, la regola è ancora più immediata: la tonalità prende il nome dalla penultima alterazione scritta in chiave.
- Esempio 1: Se in chiave avete 3 bemolli (SIb, MIb e LAb), guardate il penultimo: è il MIb. La tonalità è esattamente MIb maggiore.
- Esempio 2: Se avete 7 bemolli, il penultimo è il DOb. Sarete quindi in DOb maggiore.
Conclusioni
Speriamo che questa panoramica vi abbia chiarito le idee su concetti teorici fondamentali che, seppur all’inizio possano sembrare ostici, rappresentano in realtà le fondamenta su cui costruire la vostra consapevolezza musicale. Buono studio e buona suonata a tutti!



