Quando pensiamo al tocco di un chitarrista, spesso ci vengono in mente il plettro, il vibrato, il bending o l’equipaggiamento utilizzato.
Forse vale per noi, ma non per Eric Johnson il quale in un suo videocorso parla di un concetto molto più sottile, al quale solitamente neanche io ho mai prestato particolare attenzione: il modo esatto in cui le dita della mano sinistra ed il polpastrello entrano in contatto con la tastiera e le corde.
Ho sentito Eric Johnson parlare di questo concetto qualche anno fa in un suo vecchio videocorso didattico.
In quel videocorso dedica una parte a quello che si può definire il “positive fingering” e alla ricerca dello “sweet spot”: ovvero quel punto del tasto in cui il dito riesce a produrre la nota nel modo migliore e in cui il dito preme con minor resistenza.
Entusiasta ho incominciato subito a lavorare su questo aspetto, e sperimentandolo sul mio modo di suonare. Il risultato di questa attenzione apparentemente microscopica mi ha portato realmente risultati inaspettati. In particolare netto miglioramento sui seguenti aspetti:
- pulizia del suono;
- chiarezza nello sviluppo della frase;
- intonazione;
- incremento precisione nei passaggi veloci.
Sono Fabio Arato, maestro certificato Chitarra Facile, specializzato in chitarra rock progressive, gipsy jazz e manouche e chitarrista dei The Hot Pots. Nel caso volessi seguire delle lezioni di chitarra private con me o con gli altri maestri certificati della scuola, clicca qui.
Lo “Sweet Spot” Secondo Eric Johnson
L’idea di Johnson è di fatto molto semplice: porre l’attenzione alle dita nei tasti e sulle corde per cercare progressivamente, attraverso diversi tentativi, di scovare il modo migliore di premere un tasto e quindi di suonare una nota.
In un certo senso è un po’ quello che fanno i violinisti, che devono sviluppare grandissima consapevolezza nel contatto delle dita con la corda, per suonare la nota esatta nel modo più intonato possibile.
Nella mia esperienza, trovare questo punto significa cercare una sorta di equilibrio tra qualità e intonazione della nota, esplorazione delle sensazioni del polpastrello sulla corda e quindi anche eleganza del movimento e pressione esercitata.
In questo lavoro è particolarmente importante la pressione esercitata dal dito sul tasto. Infatti una pressione eccessiva può aumentare leggermente la tensione della corda e rendere la nota un po’ crescente, oltre a creare inutili tensioni nella mano. Si tratta spesso di variazioni molto lievi, ma diventano più evidenti quando cominciamo ad affinare l’ascolto.
Lo sweet spot, quindi, non è soltanto qualcosa che possiamo sentire sia con le nostre dita, sia con il nostro orecchio. Con il tempo possiamo iniziare anche a percepirlo fisicamente sotto il polpastrello.
Cosa Succede Quando Inizi a Cercarlo
Lavorandoci, mi sono accorto che modificando leggermente posizione e pressione del dito cambiava anche la qualità con cui percepivo la nota, ed in generale il feeling con la tastiera e lo strumento. Un vero cambio della sensazione sulla tastiera.
La differenza aumenta se suoni con il distorsore. Con molto gain, infatti, piccole imprecisioni, rumori e differenze nell’articolazione possono diventare molto più evidenti.
Esercizio 1 – Puoi fare un esperimento molto semplice. Scegli una nota sulla tastiera e suonala ripetutamente, senza avere fretta. Prova a cambiare leggermente il punto nel quale appoggi il dito e, soprattutto, varia la pressione. Cerca di capire quanta forza ti serve realmente per ottenere una nota chiara e definita. Potresti inizialmente esasperare le posture: mettendo ad esempio il dito tutto avanti al tasto, al centro o indietro, premendo tanto o poco, e così via. In questo modo sperimenterai come cambiano le sensazioni “sotto le dita” e potrai ascoltare gli eventuali cambi di timbro o di intonazione.
Esercizio 2 – Prova a suonare una la pentatonica in forma di MI in diversi punti della tastiera: ad esempio dal 5° tasto (come se fossi LA minore) e poi dal 12° tasto (come se fossi in MI minore), come nella TAB sottostante (clicca qui se non sai come leggerla). Suona la scala lentamente e con il focus al posizionare il polpastrello nel punto che “senti” migliore.

Presta attenzione non solo al suono, ma alla sensazione sotto il polpastrello. Ti porterà a sviluppare una sorta di consapevolezza superiore e maggiore sensibilità delle tue dita sulla tastiera e nel contatto con la corda. Provare per credere!
Dall’Attenzione all’Automatismo
La figata è che lavorando su questo concetto per un pò, mi sono abituato a cercare quella sensazione, e quindi cerco spontaneamente quel feeling con la tastiera.
Lavorando per un certo lasso di tempo su questo aspetto, il mio orecchio ha iniziato a riconoscere quando una nota non aveva la qualità che cercavo. Allo stesso tempo ho sviluppato anche una maggiore sensibilità nel polpastrello: comincio ad apprezzare molto di più la sensazione del polpastrello quando l’appoggio è per così dire “quello giusto”.
Questo si è tradotto in un movimento più fluido ed elegante tra i tasti e note più chiare e sgranate, anche in passaggi veloci.
Lo studio sul positive fingering, è un lavoro da fare a bocce ferme, lentamente e con attenzione, un poco alla volta sino ad interiorizzare i nuovi movimenti.
Conclusione: Sono i Piccoli Dettagli a Fare una Grande Differenza!
Se migliori anche solo leggermente la qualità di ciascuna nota che suoni, la differenza nel risultato potrebbe essere davvero ragguardevole, soprattutto nei passaggi veloci.
Questo è ciò che ho notato su di me: le note hanno iniziato ad essere più pulite, sgranate, ben definite e intenzionali.
Una lezione che possiamo quindi imparare da grandi chitarristi come Eric Johnson è che:
- I piccoli dettagli curati giorno dopo giorno, possono portare enormi miglioramenti negli anni.
- il concetto di tocco non deve essere considerato necessariamente qualcosa di misterioso o talentuoso e basta.
Almeno una parte di quel risultato può essere costruita nel tempo, imparando e dedicando attenzione a dettagli che prima ignoravamo.
Per oggi è tutto.
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