In questo articolo mi rivolgerò in modo diretto a coloro che suonano già dal vivo, o che suonano a casa “in cuffia“. Ma non te la caverai scappando e dicendo che “beh, ma io non faccio ancora concerti“, perché i consigli che darò, non solo valgono per qualunque chitarrista di qualunque livello, ma TUTTI dovrebbero applicarli.
Quindi torna subito in focus e partiamo…
Negli ultimi anni abbiamo visto sempre più personaggi di spicco della musica mainstream reagire molto male a un problema tecnico con gli in-ear monitor (se non sai cosa sono tra poco lo spiego). C’è stato il caso di Blanco a Sanremo, o il caso più recente di Tommaso Paradiso che ha addirittura lanciato un microfono con violenza. Ma questi sono solo quelli su cui si è discusso maggiormente nei vari social.
Quando ho parlato della reazione di Tommaso Paradiso nel format “Spaghetti alla Chitarra“, ho riflettuto sul motivo per cui sono aumentate queste “scenate”. A mio avviso, oggi…
Siamo viziati dall’eccessiva qualità di ascolto

Prima che tu mi dia del Luddista, faccio una premessa: io con il mio attuale gruppo utilizzo gli in-ear monitor dal vivo e recentemente ho anche elogiato pubblicamente la qualità di un sistema in particolare. Non sono qui per dire che dovremmo tornare indietro, del tipo “Ah, si stava meglio quando si stava peggio“. Al contrario, verso la fine ti darò dei consigli per migliorare le tue abilità sulla chitarra mantenendo la massima qualità di ascolto dal vivo.
Ma che oggi siamo viziati… è un fatto. Lo sono anche io.
Quando ho iniziato a fare i miei primi concerti era più o meno il 1998. A quel tempo la tecnologia era completamente diversa:
- Non esistevano sistemi digitali di qualità, quindi si utilizzavano solo amplificatori dal vivo
- I fonici non erano così competenti come oggi
- Gli stessi musicisti non erano competenti sul suono
- La qualità degli impianti e delle casse spia non era come quella di oggi
- Gli In-Ear monitor li usavano solo i professionisti in situazioni particolari
In questo scenario, quando suonavi dal vivo era “normale” sentire male o non sentire il proprio strumento, ed era frequente che ci fossero dei problemi audio.
Quando suonavi in una situazione in cui ti sentivi perfettamente… era l’eccezione!
I professionisti invece investivano in un sistema di IEM perché alcune situazioni professionali lo richiedevano. Loro hanno problemi che gli hobbisti non avranno mai, come per esempio un palco da stadio con passerella che finisce a 100 metri dalla postazione del chitarrista. Il suono dentro un palazzetto che crea un ritorno di centinaia di millisecondi e lo senti continuamente doppio. Se suoni a Sanremo non puoi suonare con l’amplificatore ad un volume decente in quanto il suono rientrerebbe nel microfono di altri musicisti vicini (come per esempio la batteria).
Mentre oggi siamo abituati esattamente all’opposto. Ci sentiamo sempre tutti perfettamente.
Oggi perfino la band di quartiere suona con gli in-ear e l’eccezione è diventata “sentire male”. Ed è proprio in quella situazione che il musicista di oggi impazzisce e si arrabbia.
Ma prima di continuare dobbiamo fare chiarezza per chi non sapesse ancora cosa siano gli IEM. Se invece sai cosa sono puoi passare direttamente al capitolo successivo.
Cosa sono gli In-Ear Monitor?

Gli IEM sono quegli auricolari che oggi si usano al posto delle casse spia. Il problema di fondo è che se stai suonando sul palco e l’impianto audio principale è rivolto verso il pubblico è molto difficile che tu riesca a sentire qualcosa di meglio di uno strano rumore di fondo impastato.
Per questo, prima si usavano le casse spia (monitor da palco) che altro non sono che delle casse appoggiate per terra davanti al musicista e rivolte verso di lui, dalle quali uscivano i suoni degli altri musicisti secondo i volumi indicati dallo stesso musicista. Ad esempio io metterò la mia chitarra con un volume più alto degli altri strumenti, in modo da sentire meglio e nel dettaglio quello che sto suonando.
Ora la stessa cosa si fa senza cassa spia (anche se io in realtà uso entrambi i sistemi insieme, per diversi motivi), ma con il suono che arriva direttamente alle tue orecchie attraverso gli auricolari.
Questo porta molti aspetti positivi, per esempio il suono che ti arriva diretto non necessita di avere volumi troppo alti, si può tenere un “palco silenzioso”, gli IEM tappano le orecchie abbassando anche il volume di un’eventuale batteria acustica che hai vicino, ecc.
Come gli In-Ear Monitor cambiano il Tuo modo di suonare

Torniamo quindi al nostro essere viziati. Quale potrebbe essere l’aspetto negativo del sentirsi sempre benissimo e con un’ottima qualità?
Qui mi sento di tirare in ballo il buon Michele Luppi (cantante e musicista di livello mondiale), che come ha spiegato in questa mia intervista, quando canta in qualsiasi situazione…
non usa nessuna spia e nessun in-ear monitor con buona pace dei marchi che lo vorrebbero come endorser.
Stiamo parlando di uno che ha suonato negli stadi, nei palazzetti (per esempio con i Whitesnake) e in qualunque posto immaginabile.
Come puoi sentire dalla chiacchierata che abbiamo fatto, Michele si affida al sentire il suono dal proprio corpo, tramite sensazioni che io non essendo cantante non riuscirei a descrivere al meglio come potrebbe fare lui.
Ora, nel momento in cui mi ha detto quella cosa l’ho preso per pazzo, e il mio primo pensiero è stato che “con la chitarra sarebbe impossibile affidarsi solo alle sensazioni“.
Mi sbagliavo di grosso. E in fondo lo sapevo benissimo dato che molto spesso mi è capitata una cosa simile.
Mi è capitato in diversi live di non sentirmi quasi per niente durante tutto il concerto. Magari sentivo chiaramente solo la batteria. Eppure il concerto l’ho sempre “portato a casa” con dignità.
Quindi anche sulla chitarra è possibile, ma… se ti senti sempre perfettamente quando suoni, fai molta fatica a sviluppare questa abilità e sensibilità.
Cosa succede quando suoni senza sentirti

Quando suoni senza sentirti si attiva una maggiore sensibilità per il senso del tatto. Tutte le sensazioni che riceviamo dalle dita, dai tendini e dai muscoli, ci forniscono ottime informazioni per capire come uscirà una certa nota che stiamo eseguendo.
Se premo male una corda e questa “frigge“, ovvero fa quel rumore metallico tipico del principiante che esegue le sue prime note, quel “friggere” in realtà si sente anche direttamente sul dito. Perché la corda vibra in modo diverso.
Se plettro leggermente prima di premere bene la corda, quel suono “muto” lo sento anche attraverso le dita. Sento che c’è una rigidità della corda che non dovrebbe esserci.
Se faccio un vibrato con movimento più o meno ampio, il risultato, anche se non lo sento, me lo posso tranquillamente immaginare.
Questo lo possono sperimentare tutti. Ma ovviamente ci sarà chi avrà una maggiore sicurezza del risultato, e chi invece molto meno. Una cosa è certa:
Questo tipo di sensibilità è fondamentale per un chitarrista.
Ti permette di suonare con la sicurezza di chi anticipa il suono che arriverà alle orecchie del pubblico (o delle proprie orecchie), invece di dover sempre “reagire” e “controllare” solo in seguito quello stesso suono.
Immagina un chitarrista che suona, ma allo stesso tempo sta sempre cercando di controllare e verificare il suono che esce dal suo playing. E dall’altra parte c’è un chitarrista che pensa solo a suonare, perché tanto saprà se ha sbagliato ancor prima che il suono arrivi alle sue stesse orecchie.
La differenza di “flow” ed espressività che avranno i due chitarristi sarà enorme.
A questo punto la domanda è spontanea: ti piacerebbe ottenere quella sensibilità di cui abbiamo appena parlato? Immagina il salto di qualità che potresti fare se sapessi…
Come sviluppare quella sensibilità

Una volta succedeva questo: sapendo che durante il concerto avresti potuto sentirti male, ti esercitavi molto di più, fino a costruirti automatismi pazzeschi.
Un’ottima abitudine che dovresti un minimo fare Tua, ma… non è questo il consiglio che ti volevo dare.
Ora ti darò dei consigli pratici da applicare immediatamente, ma sappi che all’evento del CHIT-DAY 2026, il corso dal vivo che terremo a ottobre (clicca qui per iscriverti) darò esercizi e strategie specifiche anche su questo tema.
Qui però vediamo di partire dalla base. Facciamo i primi passi verso l’ottenimento di quella sensibilità.
Ecco 6 semplici step:
1️⃣ Prendi un esercizio super-semplice, come il famoso 1-2-3-4.

2️⃣ Suonalo lentamente per 1 minuto circa, premendo molto forte sulle corde con la mano sinistra.
3️⃣ Pausa di 15 secondi.
4️⃣ Suonalo lentamente per 1 minuto circa premendo pianissimo sulle corde con la mano sinistra.
5️⃣ Pausa di 15 secondi.
6️⃣ Suonalo premendo non troppo piano e neanche troppo forte, ma con il miglior suono possibile.
Ripeti tutto.
Questo è un esempio di come con l’esercizio è possibile migliorare la sensibilità che possiamo avere sulla mano sinistra nei confronti della forza che imprimiamo sulle corde e sul risultato sonoro diverso che otteniamo da ogni diversa intensità di pressione.
Ovviamente questo è solo uno degli aspetti fondamentali della sensibilità che ti servirà per suonare “al buio“, ma per il resto degli esercizi ci vediamo tra poco al CHIT-DAY 2026: clicca qui, scopri i dettagli e prenota il tuo posto.
Altri esercizi semplici su cui applicare questo metodo
Come ho detto prima, è molto meglio iniziare con esercizi molto semplici in modo da concentrarsi esclusivamente sulle sensazioni e sul risultato sonoro.
Proprio per questo motivo il mio consiglio è quello di seguire il programma che trovi sui Guitar Power Training – Velocità 1. Questo genere di metodo lo puoi applicare per esempio durante il riscaldamento (che come sai è anch’esso guidato). Così avrai già il timer di diversi secondi per esercizio, avrai già la velocità ridotta impostata da seguire, e saranno già predisposte tutte le pause necessarie.
Sfruttare i Guitar Power Training è sicuramente l’opzione più facile per fare questi esercizi con costanza.
Conclusione
In fin dei conti è vero che una volta questa sensibilità la dovevi tirare fuori anche se non volevi, ma la verità è che se ci lavori in modo diretto come ti ho spiegato in questo articolo, allora ottimizzerai molto i tempi e forse costruirai una sensibilità anche maggiore.
Quindi se anche è vero che sentirti sempre perfettamente toglie un po’ quella spinta a ricercare la sensibilità, in realtà ti fornisce la possibilità di ottenere risultati ancora maggiori seguendo delle strategie mirate su quell’aspetto.
Insomma, continua a suonare sentendoti sempre al massimo della qualità, ma non dimenticarti mai di esercitarti in modo mirato per migliorare la tua sensibilità. Se lo farai, avrai la possibilità di ottenere il meglio dei due mondi.




