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La Chitarra Secondo Chris Buck – Friday Fretworks, Capitolo 2: The Worst Thing You Could Do To A Les Paul?!

La Chitarra Secondo Chris Buck – Friday Fretworks, Capitolo 2: The Worst Thing You Could Do To A Les Paul?!

Chris Buck è uno di quei chitarristi straordinari da cui tutti possiamo imparare qualcosa, non soltanto per la sua tecnica, ma soprattutto per il modo in cui riesce a dare significato a ogni singola nota. Ed è proprio ciò che vorrei fare oggi insieme a te, proseguendo con la serie Friday Fretworks.

Nel secondo episodio – The WORST thing you could do to a Les Paul! – Chris Buck parte da una particolare modifica applicata alla Gibson Les Paul per esplorare il rapporto tra strumento, sensazioni sotto le dita e risultato sonoro.

Come spesso accade nei suoi contenuti, però, la cosa più interessante non è soltanto l’aspetto legato alla chitarra e al suo setup: è ciò che Chris riesce a tirarne fuori musicalmente.

In questo articolo voglio concentrarmi su un passaggio molto breve, per capire come studiare un lick di pochi secondi e trasformarlo in uno spunto concreto per migliorare il nostro fraseggio.

👋 Sono Daniele Gaudino, maestro certificato di Chitarra Facile, laureato in Music Performance alla Music Academy Siena e chitarrista nei progetti Francis Jupiter e La Luna. Se vuoi studiare chitarra con me o con gli altri maestri certificati della scuola, clicca qui.

Una Les Paul, Un Suono e un Approccio Diverso

Il titolo dell’episodio è volutamente provocatorio. Il tema è il cosiddetto top wrapping, una modalità alternativa di montare le corde sul ponte Stopbar di una Les Paul: anziché attraversare il tailpiece nel modo tradizionale, le corde vengono fatte passare dal lato opposto e ritornare sopra di esso.

È una modifica che divide da tempo i chitarristi. C’è chi apprezza la sensazione sotto le dita e chi preferisce il montaggio tradizionale. Non esiste una soluzione universalmente migliore: molto dipende dallo strumento, dal setup e dalle preferenze personali.

Ma, al di là della discussione tecnica, il motivo per cui vale la pena soffermarsi su questo episodio è un altro.

Quando studiamo Chris Buck, non dobbiamo limitarci a domandarci quale chitarra stia utilizzando o quale attrezzatura ci permetta di avvicinarci al suo suono. Dobbiamo cercare di capire come organizza le note, come le articola e come sfrutta il fraseggio per dare personalità alla musica. Ed è proprio qui che entra in gioco il lick che analizzeremo.

Il Lick: Poche Note, Tanta Espressività

Il frammento ripreso nella TAB, che puoi ascoltare tra 1:10 e 1:14, è un ottimo punto di partenza per un esercizio di ascolto consapevole.

Quattro secondi possono sembrare troppo pochi per ricavare qualcosa di significativo da un assolo. In realtà, quando si studia un chitarrista come Chris Buck, isolare una frase breve permette di concentrarsi su dettagli che, durante l’ascolto dell’intero brano, rischiano facilmente di passare inosservati.

Il primo obiettivo non deve essere quello di suonare il lick alla massima velocità possibile, ma di comprenderne il movimento melodico e il modo in cui le note si susseguono.

Ti consiglio di ascoltare il passaggio più volte, prestando attenzione a tre aspetti.

  • L’articolazione delle note: cerca di distinguere gli attacchi prodotti dal plettro da quelli ottenuti attraverso il movimento della mano sinistra.
  • Il fraseggio: nota l’originalità con cui riesce ad unire più tecniche espressive, in questo caso bending e slide, suonate anche contemporaneamente.
  • La dinamica: osserva quanto il modo di attaccare una nota possa influenzare il carattere della frase, anche senza modificarne l’altezza.

Sono dettagli che possono sembrare secondari, ma fanno una differenza enorme quando l’obiettivo è avvicinarsi al linguaggio di un chitarrista professionista.

Come Studiare il Lick di Chris Buck

Per affrontare correttamente il passaggio, ti suggerisco di dividerlo in piccoli frammenti e procedere gradualmente.

1. Parti dall’Ascolto

Prima ancora di prendere in mano la chitarra, prova a memorizzare il contorno melodico. Non è necessario individuare immediatamente tutte le note: cerca innanzitutto di riconoscere la direzione della frase e il suo andamento ritmico. Questo si può fare anche (te lo consiglio) provando a cantare l’intera melodia. Ciò ci rende ancora più chiara la parte ascoltata e aiuta a sviluppare la connessione voce-strumento, importantissima in fase di improvvisazione.

2. Trova le Note sulla Tastiera

Una volta individuato il movimento melodico, cerca di riprodurlo sulla chitarra. Se hai a disposizione una trascrizione affidabile, utilizzala per verificare le posizioni e le diteggiature. In caso contrario, procedi per tentativi, confrontando ogni nota con la registrazione originale. L’obiettivo è trovare una diteggiatura che ti consenta di eseguire il passaggio in modo naturale, senza tensioni inutili nella mano sinistra.

3. Lavora Lentamente

Riduci la velocità di riproduzione, se possibile, e affronta la frase a piccoli gruppi di note. Quando riesci a suonare ogni frammento senza esitazioni, unisci progressivamente le parti. Non aumentare il tempo soltanto perché riesci a completare il lick: fallo quando ogni nota è chiara e il ritmo rimane stabile.

4. Cura il Suono Prima della Velocità

Questo è forse il consiglio più importante. Una frase può essere tecnicamente corretta e risultare comunque poco musicale.

Cerca di ottenere un volume omogeneo quando necessario, evita gli accenti involontari e presta attenzione alla durata di ogni nota. Se il passaggio prevede legati, bending o vibrato, questi dovranno essere riprodotti con precisione, senza trasformarsi in movimenti automatici.

La differenza tra conoscere un lick ed essere capaci di suonarlo davvero sta spesso proprio in questi particolari.

Perché Vale La Pena Studiare un Lick Così Breve?

Uno degli errori più comuni nello studio della chitarra solista è concentrarsi esclusivamente sulle frasi più veloci e spettacolari.

È comprensibile: i passaggi tecnici attirano immediatamente l’attenzione e rappresentano una sfida stimolante. Tuttavia, lavorare su un lick breve consente di dedicare più tempo alla qualità dell’esecuzione e alla comprensione del linguaggio musicale.

Da questo esercizio possiamo ricavare almeno tre obiettivi concreti.

  1. Migliorare la precisione: isolare poche note permette di individuare con maggiore facilità eventuali imprecisioni ritmiche o gestuali.
  2. Sviluppare il controllo espressivo: ripetere una frase con intenzioni differenti aiuta a comprendere il ruolo della dinamica e dell’accentazione.
  3. Ampliare il vocabolario musicale: assimilare un lick non significa necessariamente copiarlo in ogni dettaglio, ma imparare a riconoscere un’idea che potremo successivamente rielaborare.

Il passaggio di Chris Buck diventa così un punto di partenza per costruire qualcosa di personale. Dopo averlo imparato, prova a modificare il ritmo, cambiare il punto di partenza sulla tastiera oppure utilizzare soltanto una parte della frase all’interno di una tua improvvisazione.

L’importante è mantenere riconoscibile l’idea musicale, lasciando che diventi progressivamente parte del tuo modo di suonare.

Se ti è piaciuto questo articolo, puoi recuperare il primo della serie Friday Fretworks al seguente link: La Chitarra Secondo Chris Buck – Friday Fretwork & The Holy Grail of Telecasters!

Conclusioni

Il secondo capitolo del nostro percorso attraverso Friday Fretworks ci ricorda che studiare un grande chitarrista non significa soltanto cercare di riprodurre il suo suono o imparare i suoi passaggi più complessi.

Significa soprattutto imparare ad ascoltare.

Anche un lick di appena quattro secondi può diventare un esercizio prezioso se affrontato con attenzione, pazienza e consapevolezza. Il segreto è non fermarsi alla successione delle note, ma cercare di capire come ogni elemento contribuisca al risultato musicale.

Perciò, quando tornerai a suonare questo passaggio di Chris Buck, prova a porti una domanda: sto semplicemente riproducendo le note oppure sto cercando di comunicare la stessa sensazione?

È da qui che comincia un lavoro davvero interessante sul fraseggio.

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Alla prossima!

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