Ci sono progetti che tieni chiusi in un cassetto per anni perché vuoi che escano perfetti. Questo è uno di quelli. In questa diretta io, Luca e Roberto Gagliardi abbiamo finalmente tirato fuori dal cappello una cosa a cui lavoravamo da anni, e più nel dettaglio da 1 anno circa.
E più ne parlavamo più mi rendevo conto che il problema che risolve questo progetto è fondamentale per ogni chitarrista: Perché quando prendo la chitarra in mano combino così poco?
Se ti sei mai seduto/a sul divano con lo strumento sulle gambe e dopo dieci minuti ti sei accorto/a di aver fatto le solite tre cose a caso, oppure ti sei reso/a conto che da troppo tempo sei allo stesso punto sulla chitarra? Beh, allora questa live parla proprio di te.
Ti consiglio di guardarla tutta (ci sono anche una demo pratica e un bel po’ di domande dal vivo), poi ci ritroviamo qui sotto: ho messo per iscritto tutto il ragionamento, così puoi tornarci con calma quando vuoi.
Non è colpa del talento (e nemmeno di internet)
Partiamo dal togliere di mezzo la scusa più comune. Quando un chitarrista non migliora, la prima cosa che pensa è: non ho talento, non sono portato, gli altri hanno qualcosa che a me manca. Lo sento dire da anni e ti dico con sincerità che quasi sempre è falso. Il talento c’entra pochissimo con il fatto che tu riesca a suonare bene una scala o un giro di accordi puliti.
E la seconda scusa? “Non ho le informazioni giuste.” Anche questa non regge più. Nel 2026 su internet trovi gratis più lezioni di chitarra di quante potresti guardarne in tre vite. Video, tab, tutorial, corsi: il materiale è infinito. Se bastasse avere le informazioni, saremmo tutti dei fenomeni. Invece no. Il problema è un altro, ed è molto più banale e più umano: è come gestisci i pochi minuti che hai davvero a disposizione ogni giorno.
La paralisi da scelta: il ladro silenzioso dei tuoi minuti
Facciamo un esperimento mentale. Hai venti minuti liberi, la chitarra è lì, ti siedi pieno di buone intenzioni. E adesso? Faccio le scale. No, aspetta, ripasso quel brano che non mi viene. Oppure lavoro sulla mano sinistra, che è indietro. O forse è meglio quel riff che ho iniziato la settimana scorsa. Passano cinque, sei, sette minuti solo a decidere. Quando finalmente scegli, l’entusiasmo si è già raffreddato e la sessione diventa il solito minestrone senza direzione.
Questa si chiama paralisi da scelta, ed è una delle cose più studiate dalle scienze cognitive. Più opzioni hai davanti, più il cervello va in sovraccarico e sceglie la via più comoda: non scegliere. È lo stesso motivo per cui davanti a Netflix passi mezz’ora a scorrere i titoli e poi guardi per l’ennesima volta una cosa che conosci già. Con la chitarra succede identico. Troppe possibilità in testa non ti rendono libero, ti bloccano. E il tempo di pratica, quel poco che avevi, se ne va senza che tu abbia suonato davvero.
Il risultato lo conosci: la sensazione di essere fermo. Di girare a vuoto sulla tastiera, di fare sempre le stesse cose, di essere allo stesso identico livello di sei mesi fa. È quella che nella live ho chiamato la stasi cronica, ed è frustrante proprio perché non capisci da dove arriva. Non sei pigro, non ti manca la voglia. Ti manca una struttura.
La forza di volontà è un muscolo, e la sera è a terra
Qui entra in gioco un concetto che ho ripreso dagli studi di psicologia e che secondo me spiega metà dei nostri fallimenti da chitarristi: la forza di volontà non è infinita. Funziona come un muscolo. La mattina, appena sveglio, ce l’hai al massimo. Poi durante la giornata la consumi: decisioni al lavoro, stress, traffico, la spesa, i figli, i problemi da risolvere. Ogni scelta ne prende un pezzetto.
Arrivi a sera che quel muscolo è a pezzi. Ed è esattamente il momento in cui vorresti metterti a suonare. Peccato che, se in quel momento ti tocca anche pianificare una sessione di studio intelligente, decidere gli esercizi, cronometrare le pause, il cervello alza bandiera bianca. Preferisce il divano e qualcosa da sgranocchiare. Non perché sei debole: perché stai chiedendo a un muscolo sfinito di fare un lavoro pesante nel momento peggiore della giornata.
La lezione è controintuitiva ma potente: non devi contare sulla motivazione. La motivazione è un’ospite che arriva quando le pare e se ne va quando meno te lo aspetti. Se il tuo studio dipende da lei, sei fritto. Devi costruire un sistema che funzioni anche nei giorni in cui la voglia è sotto le scarpe.
La regola dei 20 secondi
Nel mio libro La Mente del Chitarrista parlo di una cosa che si chiama la regola dei 20 secondi, teorizzata dallo psicologo Shawn Achor. Il principio è semplice: se per iniziare un’attività ci metti più di venti secondi, la tua mente troverà una scusa per non farla. Vale per la palestra, vale per lo studio, vale per la chitarra.
Pensaci. Aprire l’armadio, tirare fuori la custodia rigida, sganciarla, prendere lo strumento, cercare il cavo, collegare l’amplificatore, accordare: sono passati due minuti e la voglia è già evaporata. Ogni piccolo attrito è un motivo in più per rimandare a domani. E domani diventa dopodomani, e dopodomani diventa mai.
La contromossa costa zero: tieni la chitarra fuori dalla custodia, appoggiata su un supporto, in un angolo dove la vedi. Così l’attrito iniziale crolla a cinque secondi. Ti siedi, la prendi, suoni. Sembra un dettaglio da niente, ma è uno di quei piccoli aggiustamenti dell’ambiente che, ripetuti ogni giorno, spostano la montagna. Non stai facendo affidamento sulla disciplina: stai togliendo di mezzo gli ostacoli prima ancora che diventino un problema.
La svolta è arrivata dalla palestra
Adesso arriva la parte che ha fatto scattare tutto. Torniamo al 2020, in pieno lockdown. Le palestre erano chiuse e come tanti mi sono buttato sulle app di allenamento a casa. E lì è successa una cosa curiosa: mi allenavo con una costanza che in palestra non avevo mai avuto. Perché? Non certo perché ero diventato più disciplinato dall’oggi al domani.
Il segreto di quelle app era che avevano azzerato ogni decisione. Aprivi, premevi play e facevi esattamente quello che faceva l’istruttore sullo schermo per quindici minuti. Riscaldamento, esercizio, pausa, esercizio, defaticamento: tutto già deciso da qualcun altro. A me non restava che seguire. Zero paralisi da scelta, zero forza di volontà da spremere. Solo un pulsante play e un corpo che si muove.
Ed è stato lì che ho avuto l’intuizione: la risposta alle mie difficoltà con la chitarra non era dentro lo strumento, era fuori. Era nel mondo del fitness. Se questo approccio “accendi e segui” trasformava la mia costanza in palestra, perché non portarlo di peso sulla chitarra? Da questa idea è nato tutto il progetto di cui abbiamo parlato in diretta.
Dentro Guitar Power Training – Velocità 1
Guitar Power Training è la traduzione di quell’intuizione in un metodo vero. È un percorso di allenamenti guidati in formato video, uno per ogni giorno, costruiti da Roberto Gagliardi, che di mestiere fa esattamente questo: pensare a quali esercizi, a quali velocità e con quali tempi di recupero far crescere un chitarrista senza mandarlo in tilt. Roberto è la mente pedagogica dietro ogni singola sessione, e non c’è niente di improvvisato: le velocità, le pause, l’ordine degli esercizi, è tutto studiato.
Il funzionamento è quello delle app di fitness, applicato alla lettera. Non devi decidere niente. Prendi la chitarra, apri l’allenamento del giorno, premi play e suoni sincronizzato con l’insegnante che vedi a schermo. La sessione ti prende per mano dall’inizio alla fine: ti scalda, ti fa lavorare, ti fa recuperare, ti chiude. Tu segui e basta. È questo il punto: togliere ogni decisione così che nei giorni storti tu suoni lo stesso.
L’esercizio che abbiamo mostrato dal vivo
Per farti vedere concretamente com’è fatta una sessione, Luca ne ha eseguita una dal vivo, presa dalla seconda settimana del livello Velocità 1. L’esercizio è una diteggiatura cromatica orizzontale sulla corda di Si, con lo schema indice-medio-mignolo (le dita 1-2-4) in salita e mignolo-medio-indice (4-2-1) in discesa. Niente di esotico: è uno di quei mattoni fondamentali che costruiscono forza, indipendenza e precisione delle dita.
La parte interessante è come si sposta lungo il manico. Si parte in prima posizione (tasti 1, 2, 4), poi si slitta avanti di un semitono (tasti 2, 3, 5), poi ancora (3, 4, 6) e si continua a salire fino ad arrivare alla posizione sui tasti 6, 7, 9. A quel punto si inverte la marcia e si torna indietro fino al punto di partenza. È quello che Roberto chiama il lavoro sporco: prendere un esercizio e trascinarlo su tutta la tastiera, non lasciarlo comodo in una sola posizione. Ed è proprio il lavoro che la maggior parte delle persone, da sola, salta a piè pari.
La pennata alternata sui tempi dispari
Qui c’è un dettaglio tecnico che vale oro e che quasi nessuno ti fa notare. L’esercizio è scritto in 3/4, quindi tre note per battuta (le tre dita 1-2-4). Essendo un numero dispari, succede una cosa precisa con la pennata alternata: la direzione si ribalta a ogni battuta. La prima battuta parte con una pennata verso il basso (giù, su, giù), la seconda parte per forza verso l’alto (su, giù, su), e così via, alternandosi di continuo.
Perché è importante? Perché costringe la mano destra a non impigrirsi. Sui tempi pari è facile prendere il vizio di dare sempre la pennata forte verso il basso sul primo movimento. Sui tempi dispari non puoi barare: sei obbligato ad alternare davvero, e questo allena una coordinazione tra le due mani molto più profonda. È il tipo di sottigliezza che, se non hai qualcuno che te la indica, non scopri mai da solo.
Una vera batteria al posto del metronomo
Un’altra scelta a cui teniamo molto: niente metronomo secco. Al posto del solito clic-clic che dopo trenta secondi ti fa venire voglia di spegnere tutto, negli allenamenti gira una vera base di batteria, con cassa, rullante e piatti. Cambia tutto. Prima di tutto è più piacevole, e una cosa piacevole la ripeti. Ma soprattutto ti allena a stare a tempo su un groove reale, quello che troveresti suonando con altre persone, non su un bip metronomico che nella musica vera non esiste. Il tuo timing migliora sul serio, non in laboratorio.
E sullo schermo hai tutto sotto controllo a colpo d’occhio: una barra che ti dice a che punto sei (riscaldamento, lavoro, pausa, chiusura), un timer circolare che scorre e la tablatura in formato gigante, così non devi strizzare gli occhi per capire dove mettere le dita. Segui il video e sei dentro l’esercizio, senza pensare a nient’altro.
Il coach che ti parla nelle pause
Durante i recuperi non c’è silenzio morto. La voce di Roberto interviene e ti ricorda su cosa concentrarti nella serie successiva: tieni le dita vicine alla tastiera, non far suonare le corde libere per sbaglio, controlla l’angolo del polso, sii rigoroso con la pennata alternata. Sono le stesse cose che ti direbbe un maestro seduto accanto a te. È la differenza tra fare un esercizio e farlo bene, e in un mese di lavoro quotidiano quella differenza si vede eccome.
A chi è dedicato Velocità 1
Chiariamo bene una cosa, perché in diretta è arrivata più di una domanda. Velocità 1 è il livello di ingresso. È pensato per chi parte da poco più di zero e per chi ha già completato i corsi base della nostra Academy e adesso vuole costruire velocità e precisione senza sfasciarsi le mani a caso. Se sai tenere la chitarra in mano e formare qualche accordo, sei nel posto giusto.
Funziona sia con l’acustica sia con l’elettrica: gli esercizi sono di tecnica pura, quindi lo strumento non fa differenza. E non è un abbonamento: è un acquisto singolo, il percorso è tuo e te lo tieni. Non sostituisce lo studio della teoria o dei brani, anzi: è il pezzo che di solito manca, cioè l’allenamento fisico e costante delle dita, quello che rende poi tutto il resto più facile.
Quindici minuti: il tempo di un piatto di spaghetti
Roberto in diretta ha detto una frase che mi è rimasta impressa e che riassume tutto meglio di mille spiegazioni: il tempo che bolle la pasta ce l’hanno tutti. Sono quindici minuti. Se hai il tempo di cucinarti un piatto di spaghetti, hai il tempo di migliorare sulla chitarra. Non ti sto chiedendo di stravolgere la tua vita o di trovare due ore al giorno che non hai. Ti sto chiedendo un quarto d’ora fatto bene.
E qui c’è la cosa che voglio ti resti in testa: quindici minuti di pratica pulita e concentrata, ogni giorno, battono di gran lunga tre ore di casino disordinato nel weekend quando ti ricordi che avevi una chitarra. La costanza non nasce dalla forza bruta del dovere. Nasce quando sistemi l’ambiente, togli le decisioni di mezzo e ti fai guidare. L’epoca dei metodi enciclopedici che ti mollano davanti a un PDF di trecento pagine e ti dicono “arrangiati” è finita.
In pratica, adesso
Se da questo pezzo vuoi portarti via una cosa sola da fare oggi, eccola: alzati, prendi la chitarra dalla custodia e appoggiala su un supporto in un angolo dove la vedi ogni volta che passi. Hai appena tolto il primo, gigantesco ostacolo. Da domani, invece di chiederti “cosa faccio”, ti servirà solo un percorso già pronto da seguire per quindici minuti.
Ed è esattamente per questo che abbiamo costruito Guitar Power Training – Velocità 1: un mese di allenamenti guidati, tu accendi e segui, al resto pensano Roberto e i tutor di Chitarra Facile. Se vuoi vederlo da vicino e iniziare, trovi tutte le informazioni nella pagina del programma (il link con l’offerta aggiornata te lo trovi sotto il video della diretta e nei nostri canali).
Adesso però mi interessa sentire te. Ti riconosci nella paralisi da scelta? Qual è l’ostacolo numero uno che ti tiene lontano dalla chitarra durante la settimana? Scrivimelo nei commenti sotto il video: leggiamo tutto e spesso è proprio da lì che nascono le idee per i prossimi progetti. E se conosci qualcuno che ha una chitarra che prende polvere in un angolo, mandagli questo articolo. Magari è la spinta che aspettava.




