In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 24 alle 18:30, Luca Marinelli mostra 3 ritmiche rock da poter usare nei vostri accompagnamenti.
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Ciao Strimpellari! Oggi ci addentriamo nel cuore pulsante della chitarra rock. Spesso, quando si pensa al rock, la mente vola subito ad assoli velocissimi e a tecniche pirotecniche, ma la verità è che la spina dorsale di quasi ogni grande brano rock è una ritmica solida, coinvolgente e piena di carattere.
In questo articolo, analizzeremo tre ritmiche dal sapore decisamente rock, pensate per essere accessibili ma ricche di spunti interessanti. Non ci concentreremo tanto sul “cosa” suonare, cioè sulla semplice sequenza di note, quanto sul “come” suonarlo.
Vedremo come piccoli dettagli esecutivi, come il palm muting, gli accenti e le scelte di diteggiatura, possano trasformare una linea di chitarra da banale a memorabile.
Ritmica 1
Si tratta di un riff basato su una tecnica fondamentale nel rock e nel metal: l’alternanza tra una corda a vuoto suonata in palm muting e dei potenti power chord. Il palm muting è quella tecnica che consiste nell’appoggiare leggermente il palmo della mano che plettra sulle corde vicino al ponte, ottenendo un suono stoppato, percussivo e definito.
L’idea alla base è semplice, ma l’esecuzione fa tutta la differenza. Se suonassimo le note senza controllo, la corda di MI grave a vuoto continuerebbe a risuonare, creando un “bordone” confuso che impasterebbe il suono, rendendo il riff inintelligibile. Applicando un palm muting deciso sulle note singole e plettrando con più convinzione i power chord (creando degli accenti), daremo al riff dinamica, chiarezza e aggressività.

Analizziamo la prima battuta:
- Si inizia con due ottavi di MI grave a vuoto (sesta corda) suonate in palm muting.
- Segue un Power Chord di MI (E5), eseguito con l’indice al 7° tasto della corda di LA e il mignolo al 9° tasto della corda di RE.
- Ancora due ottavi di MI grave a vuoto in palm muting.
- Si conclude la battuta con un Power Chord di SOL (G5), ottenuto semplicemente scivolando in avanti con la stessa diteggiatura, portando l’indice al 10° tasto della corda di La.
- La battuta si chiude con altri due ottavi di MI a vuoto.
Ecco la seconda battuta:
◦ La struttura è quasi identica alla prima, ma cambia il secondo power chord.
◦ Si parte sempre con due MI a vuoto, seguiti dal Power Chord di MI (E5) al 7° tasto.
◦ Dopo altri due MI a vuoto, invece di andare al Sol, si scivola indietro per suonare un Power Chord di RE (D5), con l’indice al 5° tasto della corda di La.
◦ Si conclude sempre con due MI a vuoto.
La terza battuta:
◦ Questa battuta è molto simile alla prima, ma con una variazione finale che crea un po’ di tensione.
◦ La differenza sta alla fine: invece di due ottavi di MI, suoniamo un MI a vuoto e poi un Power Chord di DO (C5), con l’indice al 3° tasto della corda di LA. Questo cambio di accordo in “levare” crea movimento e spinge verso la conclusione.
La quarta battuta:
◦ La frase si chiude in modo deciso con un Power Chord di SOL/SI (G/B), spostando l’indice indietro di un tasto dal DO precedente (quindi al 2° tasto della corda di La).
Un piccolo dettaglio stilistico: gli “slide” che si sentono quando ci si sposta da un power chord all’altro non sono un errore. Anzi, quel “rumore” fa parte del linguaggio rock e aggiunge carattere alla performance.
Ritmica 2
Questa seconda ritmica è un classico esempio di riffing hard rock, che ricorda lo stile di band come gli AC/DC. La sua efficacia sta nell’uso di accordi aperti e power chord suonati con un groove trascinante.
Un aspetto tecnico importante in questo stile, specialmente con un suono molto distorto (high gain), è l’uso di forme di accordo “essenziali”. Spesso, la “terza” dell’accordo (la nota che ne definisce il carattere maggiore o minore) può creare un suono un po’ confuso e “sfarfallare” con molta distorsione.
Per questo motivo, si preferiscono i power chord (che contengono solo tonica e quinta) o forme di accordo in cui la terza viene omessa o stoppata, ottenendo così un suono più compatto, aggressivo e definito.
La ritmica è costruita su un giro di accordi SOL, RE e LA.

Struttura del Riff:
◦ Il riff inizia sul terzo quarto della battuta precedente, con gli accordi di SOL e RE, suonati per un quarto ciascuno.
◦ La battuta successiva è interamente dedicata all’accordo di LA. La struttura ritmica è: un Power Chord di LA sul primo quarto, seguito da 3 ottavi sulla corda di LA a vuoto, suonate in palm muting, alternate ad altri power chord di LA.
◦ Una caratteristica interessante è che l’ultimo power chord della seconda battuta si lega ritmicamente al primo della battuta successiva, creando una spinta ritmica che mantiene alta l’energia.
Consigli per l’Esecuzione:
◦ Plettrata: Per ottenere un attacco potente e deciso, è consigliabile usare prevalentemente la pletttrata in giù (downstroke). L’unica eccezione può essere fatta su alcune note in levare, dove una plettrata in su (upstroke) può aiutare a marcare meglio il ritmo e a dare una sfumatura sonora diversa.
◦ Stoppare le corde: Per assicurarsi che l’accordo di LA suoni come un puro power chord, senza la terza maggiore, si può usare una tecnica di muting. Mentre si tiene la posizione del power chord, si può sfiorare delicatamente la corda di SI con il mignolo, impedendole di vibrare. In questo modo si ottiene quel suono secco e potente tipico del genere.
Ritmica 3
L’ultima ritmica è forse la più complessa delle tre, perché introduce un concetto di “botta e risposta” tra una sezione ritmica potente e una breve linea melodica. Questo dialogo interno rende il riff più dinamico e interessante.
Una caratteristica fondamentale di questo riff è che i cambi di accordi avvengono spesso in levare. Questo perché a livello sonoro risulta molto più naturale e fluido, perché crea un effetto di “lancio” verso la battuta successiva.

Prima Parte (Battute 1-2):
◦ Si inizia con un Power Chord di MI, seguito da 5 ottavi di MI a vuoto in palm muting.
◦ Alla fine della prima battuta, in levare, entra un accordo molto usato nel rock: un DOsus2. Si esegue con il medio al 3 tasto della corda di LA e l’anulare al 3 tasto della corda di SI, lasciando suonare anche la corda di SOL a vuoto. È fondamentale stoppare la corda di RE per evitare suoni indesiderati. Questo accordo ha un suono aperto e potente, privo della terza, perfetto per i suoni distorti.
◦ Subito dopo, nella seconda battuta, parte la “risposta” melodica. Si tratta di una breve frase eseguita sulle corde di SI e MI cantino, che utilizza uno slide dal 3 al 5 tasto e ritorno, creando un effetto vocale e cantabile. Attenzione alla precisione: ogni nota di questa melodia deve essere ben definita. La frase si conclude con l’esecuzione del 5 tasto sulle corde di SOL e SI.
Seconda Parte (Battute 3-4):
◦ La struttura ritmica di botta e risposta si ripete, ma cambiano gli accordi e la melodia.
◦ La parte ritmica è composta da un Power Chord di SOL seguito da un RE/FA#, un altro accordo “slash” molto efficace per creare linee di basso discendenti o ascendenti.
◦ La risposta questa volta è un arpeggio sull’accordo di RE maggiore, eseguito con un leggero palm muting. L’idea non è quella di avere un suono completamente stoppato, ma un controllo che mantenga le note definite, quasi un ibrido tra palm muting e muting con la mano sinistra.
Conclusione
Queste tre ritmiche, pur essendo diverse, condividono una filosofia comune: nel rock, i dettagli fanno la differenza. Non basta suonare le note giuste; bisogna infondere loro carattere, dinamica e intenzione. Sperimentate con il palm muting, curate la plettrata, siate consapevoli di quali note far suonare e quali stoppare. È così che trasformerete semplici riff in autentiche dichiarazioni di intenti sonori.
Buon divertimento e buona suonata!


