
In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 8 alle 18:30, Luca Marinelli degli esercizi pensati UNICAMENTE per la mano destra, perfetti qualora dovessimo subire un infortunio alla mano sinistra.
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Nel percorso di ogni chitarrista, principiante o esperto che sia, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Può capitare a tutti di incappare in un piccolo infortunio, come un’infiammazione tendinea o un affaticamento muscolare, che ci impedisce temporaneamente di utilizzare una delle due mani, per esempio la sinistra.
La reazione più istintiva è spesso quella di riporre lo strumento nella custodia e aspettare giorni, o settimane, prima di rimettersi a studiare. Tuttavia, un approccio vincente alla musica ci insegna che un limite fisico temporaneo può trasformarsi in una straordinaria opportunità di crescita tecnica e teorica.
Quando la mano sinistra (o la mano con cui diteggiate gli accordi) è fuori uso, il tempo a disposizione non deve essere considerato perso. Esistono innumerevoli strategie per continuare a migliorare la propria musicalità senza stressare gli arti infortunati. Si può dedicare del tempo al solfeggio ritmico, parlato o cantato, oppure allo studio profondo della teoria e dell’armonia, analizzando la costruzione delle scale e degli accordi. Un’altra opzione eccellente è l’ear training, ovvero l’allenamento dell’orecchio musicale.
Ma se il desiderio di toccare le corde è troppo forte, la soluzione migliore è l’isolamento: concentrarsi esclusivamente sulla mano destra (quella che pizzica le corde), sfruttando esercizi mirati suonati rigorosamente a corde vuote.
Questo articolo esplorerà nel dettaglio 3 esercizi fondamentali dedicati unicamente alla mano destra, pensati non solo per chi si trova in una fase di recupero fisico, ma per qualunque chitarrista voglia perfezionare la propria tecnica, la propria pulizia e il proprio controllo ritmico. Tutti gli esercizi che vedremo non richiedono l’uso della mano sinistra, dimostrando come si possa fare grande pratica anche in condizioni straordinarie.
Esercizio 1

Il primo esercizio che andiamo ad analizzare si concentra sul fingerstyle, ovvero l’arpeggio suonato con le dita della mano destra. Per rendere la pratica musicale e non solo un noioso esercizio meccanico, prenderemo in prestito uno dei pattern più iconici della storia del rock: l’arpeggio iniziale di una celeberrima ballad dei Metallica, Nothing Else Matters.
La particolarità di questo brano, scritto in tonalità di MI minore, è che il suo arpeggio introduttivo sfrutta unicamente le corde a vuoto. L’accordo di MI minore è formato dalle note MI, SOL e SI; togliendo le dita della mano sinistra dalla tastiera, le corde libere che ci rimangono a disposizione sono esattamente il MI grave, il SOL, il SI e il MI cantino, creando così la base perfetta per il nostro studio.
La leggenda narra addirittura che l’autore abbia composto questo riff proprio mentre aveva una mano occupata a tenere la cornetta del telefono, costringendo la mano destra a fare tutto il lavoro da sola.
Per eseguire correttamente questo pattern, dobbiamo assegnare ogni dito a una corda specifica:
- Il pollice si occuperà della sesta corda, il MI grave
- L’indice pizzicherà la terza corda, il SOL
- Il medio suonerà la seconda corda, il SI
- L’anulare toccherà la prima corda, il MI cantino
Il movimento da compiere forma una sorta di “arco” sulle corde. La sequenza esatta delle dita è la seguente: si parte col pollice, per poi proseguire in sequenza con indice, medio e anulare. Raggiunto il MI cantino, si inverte la rotta tornando indietro con il medio e poi l’indice, per poi ricominciare il ciclo dal pollice.
Un dettaglio tecnico molto utile per la stabilità della mano è permettere al pollice, subito dopo aver pizzicato il Mi grave, di appoggiarsi delicatamente sulla corda sottostante (il LA), fornendo così un punto di ancoraggio.
Questo esercizio è scritto in un tempo di 6/8, il che significa che il nostro accento ritmico dovrà cadere ogni tre note (ottavi). Contando mentalmente “UN-due-tre, UN-due-tre”, daremo una quadratura musicale e non solo meccanica al movimento.
Il vero banco di prova di questo esercizio, specialmente non avendo la mano sinistra a disposizione per controllare le vibrazioni, è l’uniformità del suono. È fondamentale mantenere l’effetto “let ring” (lasciar suonare), permettendo alle note di vibrare e sovrapporsi dolcemente senza essere interrotte. L’errore più comune dei principianti è quello di riportare la mano troppo vicina alle corde in modo automatico, finendo per stoppare inavvertitamente la vibrazione delle note appena suonate.
Studiare questo pattern ponendo massima attenzione a non smorzare il suono vi aiuterà a sviluppare un controllo millimetrico delle dita della mano destra. Ovviamente, questo è solo un esempio: potete applicare le stesse dita e la stessa logica per inventare infiniti altri pattern di arpeggio.
Esercizio 2

Il secondo esercizio ci porta nel mondo dell’uso del plettro, focalizzandosi su una delle tecniche cardine per ogni chitarrista: la plettrata alternata. Sebbene in certi contesti musicali (o per scelta stilistica) si possa prediligere il legato o tecniche ibride, la pennata alternata rimane uno strumento essenziale per ottenere un suono definito, ritmicamente preciso e incisivo.
Agli inizi, la regola d’oro della pennata alternata può sembrare controintuitiva. La regola impone di alternare rigorosamente il verso di ogni plettrata, senza alcuna eccezione, anche quando si cambia corda.
Immaginate di suonare tre note sulla corda di MI grave: i colpi saranno giù, su, giù. A questo punto dovete spostarvi sulla corda sottostante, quella di LA. L’istinto di un neofita suggerirebbe di colpire il LA verso il basso, assecondando la gravità e la direzione del movimento della mano.
Nella rigorosa plettrata alternata, questo è un errore: poiché l’ultima pennata sul MI era in giù, la prima pennata sulla corda di LAdovrà obbligatoriamente essere in su (upstroke). L’alternanza del polso deve rimanere immutata a prescindere dal salto di corda.
Questo esercizio si divide in due livelli di difficoltà.
- Livello 1: Nel primo livello, vi concentrerete esclusivamente sul rispetto del verso della pennata, mantenendo una velocità contenuta. Questo è il momento ideale per rivolgere lo sguardo alla vostra mano destra (cosa che raramente facciamo, essendo sempre concentrati sulla tastiera). Guardando la mano, potrete correggere l’inclinazione del plettro, evitando un movimento prettamente parallelo, prediligendo un’angolazione leggermente obliqua. Questo accorgimento evita che la punta del plettro si incagli tra le corde, permettendo un movimento molto più fluido. Inoltre, il movimento del polso deve essere lineare (su e giù) ed evitato un movimento circolare che disperde energia. Se il suono delle corde a vuoto vi disturba, potete applicare un leggero palm muting per smorzare il suono.
- Livello 2: Se il livello precedente vi risulta facile, provate a suonare le corde a vuoto lasciandole squillanti, ma introducendo un concetto di livello avanzato: usare la stessa mano destra per smorzare la corda appena suonata mentre passate alla successiva. Abitualmente, quando suoniamo, la mano sinistra aiuta quella destra a silenziare le corde che non devono suonare. Senza questo aiuto, il suono rischia di diventare un impasto confusionario. L’obiettivo è posizionare strategicamente il palmo della mano destra durante la pennata per silenziare la corda superiore non appena si suona quella sottostante. Questa operazione è meccanicamente molto complessa, specialmente nei movimenti ascendenti (quando la mano si allontana dalle corde gravi), ma è un esercizio inestimabile per la pulizia del vostro playing.
Esercizio 3

Il terzo esercizio si pone agli antipodi rispetto alla pennata alternata, introducendo i concetti di pennata continua (economy picking) e di Sweep Picking. Mentre prima l’imperativo era alternare a tutti i costi, qui l’obiettivo è sfruttare la direzione del movimento della mano per scivolare fluidamente da una corda all’altra.
Vi proponiamo due chiavi di lettura per approcciare questo movimento.
La chiave di lettura “Arpeggio con Plettro”: In questo approccio, mantenete l’impugnatura e l’inclinazione standard del plettro. Il movimento prevede di attraversare le corde cambiando la direzione della pennata solo quando arrivate agli “estremi” del pattern. Ad esempio, partendo dalla corda di RE, scenderete con pennate tutte in giù verso il SOL e verso il SI. Arrivati alla corda di MI cantino, che rappresenta il vostro estremo inferiore, cambierete direzione colpendo in su. Continuerete in su sulle corde di SI e di SOL. Ritornati al RE (il vostro estremo superiore), invertirete nuovamente in giù, e così via.
La chiave di lettura “Sweep Picking”: Se volete orientarvi verso lo sweep picking vero e proprio, la meccanica della mano cambia leggermente. Durante la discesa, il plettro non rimane neutrale, ma modifica la sua inclinazione, portando la punta più verso l’alto. Questo movimento richiede molta pazienza.
A livello ritmico, potete variare lo studio di questo pattern: sebbene la divisione in ottavi (o duine) vi porti a pensare in 3/4, l’approccio più musicale e fluido per questo tipo di meccanica è spesso pensarla in 6/8, raggruppando gli accenti ogni tre note. L’accentazione regolare vi aiuterà a non perdere il tempo durante le “spazzolate” del plettro.
Conclusioni
Essere impossibilitati a utilizzare la mano sinistra sul manico non è una condanna all’inattività, ma un invito a esplorare zone della propria tecnica spesso date per scontate. I chitarristi tendono fisiologicamente a concentrare quasi tutta l’attenzione visiva e mentale sulla mano che diteggia, dimenticandosi che è la mano destra a generare il suono, la dinamica e il groove.
Prendetevi del tempo per studiare questi esercizi a corde vuote. Partite dalla precisione dinamica dell’arpeggio a dita, passate al rigore ritmico e all’indipendenza di smorzamento della pennata alternata ed esplorate la fluidità dell’economy picking. Quando tornerete a poggiare la mano sinistra sul manico, vi accorgerete che la vostra mano destra avrà acquisito una sicurezza, una pulizia e un controllo del suono nettamente superiori. Buona pratica!



