
In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 22 alle 18:30, Luca Marinelli parla di come suonare semplicemente delle figure ritmiche solitamente considerate difficili.
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Benvenuti Strimpellari in questo articolo dedicato allo studio e alla comprensione della ritmica sulla chitarra.
Per molti chitarristi alle prime armi, la ritmica può rappresentare uno scoglio significativo. Spesso si tende a concentrarsi eccessivamente sulla mano sinistra e sulle posizioni degli accordi, tralasciando il motore trainante della musica: il ritmo. L’obiettivo di questo articolo è proprio quello di affrontare alcune figure ritmiche che comunemente vengono considerate difficili dai neofiti, fornendo gli strumenti pratici e mentali per capirle e superare ogni ostacolo.
Figura Ritmica 1

La prima figura che andiamo a studiare è una cellula ritmica famosissima nel mondo della chitarra rock e metal, spesso associata alle classiche “cavalcate” in stile Iron Maiden o a riff storici come l’introduzione di “Holy Diver” di Ronnie James Dio.
Strutturalmente, questa combinazione è formata da un ottavo seguito da due sedicesimi all’interno dello stesso quarto. La difficoltà principale che i neofiti incontrano qui risiede nel dover suddividere il quarto in frammenti molto piccoli (i sedicesimi) e, soprattutto, nel riuscire a passare agilmente e con precisione dalla durata degli ottavi a quella dei sedicesimi.
Spesso i principianti faticano già a suonare degli “ottavi straight” (dritti), ovvero a far durare due ottavi in modo perfettamente identico, finendo per allungarne uno a discapito dell’altro. Quando uno dei due ottavi viene ulteriormente spezzato in due sedicesimi, il controllo richiesto aumenta notevolmente.
Come superare questa difficoltà? Il metodo migliore è contare costantemente in sedicesimi. Dovete immaginare di avere a disposizione quattro sedicesimi all’interno di un quarto, contando mentalmente “1, 2, 3, 4”. Per ottenere il suono della nostra “cavalcata”, l’idea è quella di suonare solamente il primo, il terzo e il quarto sedicesimo. Il secondo sedicesimo non viene plettrato, ma la sua durata viene “assorbita£ dal primo (che di fatto diventa un ottavo, durando il doppio).
Dal punto di vista pratico e stilistico, per far suonare questa figura come un vero e proprio riff heavy metal, potete suonare dei Power Chord, ad esempio di MI . Per dare groove al riff, potete lasciare risuonare la nota più lunga (l’ottavo) aperta, per poi applicare la tecnica del palm muting sulle due note più brevi (i sedicesimi), rendendo così il suono decisamente più percussivo e definito.

Figura Ritmica 2

Se la figura precedente manteneva una certa linearità e simmetria, la seconda combinazione ritmica risulta un po’ più ostica e “storta”. La sequenza è composta da un sedicesimo, seguito da un ottavo, seguito a sua volta da un altro sedicesimo.
Mentre nella prima figura avevamo due sedicesimi vicini, rendendo il movimento più fluido, qui ci troviamo di fronte a una situazione diversa.
Anche in questo caso, scomporre il movimento nei quattro “mattoncini” da un sedicesimo è la chiave. Contando “1, 2, 3, 4”, in questo caso dovrete plettrare il primo, plettrare il secondo (a cui accorperete la durata del terzo, poiché si tratta dell’ottavo che si allunga) e plettrare infine il quarto.
C’è un espediente tecnico fondamentale che aiuta immensamente l’esecuzione corretta di questa figura: non fermare mai il movimento alternato della mano destra. Molti principianti tendono a bloccare la mano sul sedicesimo mancante (il terzo). Al contrario, il sedicesimo che “manca all’appello” (perché legato all’ottavo in corso di risonanza) deve comunque corrispondere a un movimento a vuoto della mano destra.
Se manterrete la mano sempre in movimento continuo su e giù a tempo di sedicesimi, vi troverete matematicamente sempre al posto giusto nel momento giusto per eseguire la plettrata. Questo vi impedirà di sbagliare il senso della plettrata e vi permetterà di suonare la figura con estrema sicurezza e naturalezza.

Figura Ritmica 3
Arriviamo infine alla figura ritmica indubbiamente più complessa della lezione, ma anche a quella che risulta in assoluto la più lirica, melodica e affascinante: la terzina di quarti.
Per comprendere la terzina di quarti, bisogna prima fare un passo indietro verso la terzina di ottavi. In una terzina di ottavi, noi “forziamo” l’inserimento di un numero dispari di note (tre note) all’interno dello spazio di un solo quarto. La terzina di quarti applica esattamente lo stesso principio, ma “allarga” lo spazio di competenza: ci chiede di inserire tre note identiche ed equidistanti all’interno dello spazio di due quarti.
Dal punto di vista teorico e del solfeggio puro, eseguire questa figura può sembrare un vero e proprio rompicapo. Significa sostanzialmente prendere due terzine di ottavi consecutive e suonare la prima e la terza nota della prima terzina e la seconda nota della seconda terzina. A livello intellettuale ha perfettamente senso, ma applicarlo fisicamente sullo strumento pensando in questi termini può risultare scomodo e poco istintivo.
Il vero motivo per cui questa ritmica è considerata una “rottura di scatole” per i principianti è il suo rapporto di asimmetria con il click del metronomo. Delle tre note che compongono la terzina di quarti, soltanto la prima cade esattamente sul battito del metronomo. Quando arriva il secondo battito del metronomo (il secondo quarto), la seconda nota della terzina è già suonata in anticipo, mentre la terza nota della terzina arriverà in leggero ritardo, dopo il battito.
Poiché l’aspetto puramente teorico rischia di paralizzare l’esecuzione, il metodo definitivo per interiorizzare la terzina di quarti è l’approccio acustico. Bisogna imparare a cantarla. Invece di perdersi nei calcoli di solfeggio, è di grandissimo aiuto ascoltare il suono della figura e cantarsela nella mente (con un semplice “pa, pa, pa”) per sentirla “dentro” di sé senza pensarci troppo. Anche per chi non avesse la chitarra a portata di mano, riuscire a cantare o battere le mani assimilando mentalmente questo ritmo irregolare è un esercizio di valore inestimabile.

Conclusioni
Affrontare queste tre figure richiede pazienza e dedizione. Il consiglio primario che emerge dalla lezione è sempre lo stesso: partire lentamente, andare piano, sviscerare le figure pezzo per pezzo finché non diventano naturali e, solo a quel punto, aumentare gradualmente la velocità.
Non serve a nulla provare a suonare subito ai BPM originali delle canzoni se prima il cervello non ha assimilato la corretta suddivisione del tempo.


