
Hai mai sentito una sola chitarra suonare come un’intera orchestra?
Beh, se non ti è mai capitato, con questo articolo andremo a scoprire le meraviglie del fingerstyle e di come un solo musicista riesca a suonare la parte di percussioni, basso, pianoforte e voce, tutte allo stesso tempo!
In particolare, analizzeremo i casi del pilastro del fingerstyle, Tommy Emmanuel, e di colui che si presenta a molti come il suo possibile “successore”, Mike Dawes.
👋 Sono Veronica Scatemburlo, maestra certificata di Chitarra Facile, diplomata al Liceo Musicale in chitarra classica, specializzata in fingerstyle e musica classica e content creator. Se vuoi studiare chitarra con me o con gli altri maestri certificati della scuola, clicca qui.
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Cos’è il Fingerstyle?
Per poter parlare di icone chitarristiche come Emmanuel e Dawes, dobbiamo prima immergerci nel genere da loro padroneggiato: il fingerstyle.
Il fingerstyle, o fingerpicking, è una tecnica che prevede l’utilizzo delle dita invece del plettro, le quali vanno direttamente a pizzicare le corde, molto spesso con l’utilizzo dell’unghia e non del polpastrello. Questo ci permette di avere ben cinque dita a disposizione che possono suonare contemporaneamente melodia, basso, percussioni e armonia, creando una vera e propria orchestra! Oltre al semplice utilizzo delle unghie, tuttavia, ci sono diversi tipi di tocco utilizzati dai chitarristi fingerstyle, per esempio:
- Thumbpicking: prevede l’utilizzo di una sorta di plettro che, mediante un piccolo anello, viene inserito nel pollice destro, in modo da dare maggiore forza e sostegno ai bassi (motore della stragrande maggioranza dei brani fingerstyle);
- Pizzico ibrido: è una tecnica che prevede sia l’utilizzo del pizzicato, direttamente con le dita, sia del plettro. Questo, quando non usato, viene tenuto tra il pollice e l’indice. Per utilizzare questa tecnica serve grande maestria e prontezza nel cambio di tecniche;
- Percussive fingerstyle: consiste nel percuotere (e suonare) le corde con la mano sinistra, mentre, tramite la mano destra, viene percossa la tavola armonica. Dunque, non abbiamo un vero e proprio tocco, ma prevalenza di tapping ed elementi percussivi. Grazie a questa tecnica il brano diventa estremamente ricco in percussioni, melodia, armonia e soprattutto ritmo. Da qui è nasce la definizione di one man band.
Ti lascio qui sotto un incredibile esempio di one man band!
Attenzione! Non dobbiamo pensare al fingerstyle come gemello della chitarra classica.
È vero che anche nella chitarra classica si utilizzano le dita e non il plettro, ma quello che cambia è l’approccio: nel fingerstyle non ci sono regole, ma continua innovazione e dinamicità.
Inoltre, quando parliamo di fingerstyle, facciamo riferimento principalmente alla chitarra acustica, strumento prediletto dagli amanti della tecnica, e ai generi blues, folk, country, talvolta al rock e ultimamente al pop, in cui viene utilizzato per creare personali arrangiamenti di canzoni “mainstream”.
Ecco un’esempio!
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Tommy Emmanuel: il Mago del Fingerstyle
Australiano, classe ’55, sin dalla giovane età Tommy Emmanuel si distingue nel panorama chitarristico mondiale, mostrando una grandissima passione per la chitarra acustica e lo stile del fingerstyle, che, con il tempo, contribuisce largamente a portare alla fama.
Tommy, inizia a suonare la chitarra a soli 4 anni, ad esibirsi a 9 e ad insegnare e farsi notare nel panorama musicale a 12. Da quel momento in poi inizia la sua carriera vera e propria: i primi gruppi, il primo album solista, la collaborazione con alcuni dei suoi idoli, come Chet Atkins, fino ad arrivare negli anni 2000 al successo mondiale, raggiunto con l’album Only, capolavoro di fingerstyle. Dopo il successo, il chitarrista non si è mai fermato, continuando a pubblicare album, cover, a collaborare con artisti e chitarristi di fama mondiale e organizzare tour in tutto il mondo.
Ma concentriamoci ora sul suo stile chitarristico.
Tommy Emmanuel è particolarmente apprezzato per il suo incredibile fingerpicking; la sua agilità, velocità, ritmicità, ma allo stesso tempo la forte componente melodica e cantabile dei suoi arrangiamenti, riesce a stregare chiunque lo ascolti. Il suo playing è influenzato dal country, bluegrass, folk, jazz, rock e chi più ne ha più ne metta! Sono molti, infatti, gli standard jazz o blues della tradizione che ha ri-arrangiato.
Con una carrellata di video imperdibili, andiamo ora ad ammirare le sue principali tecniche e caratteristiche esecutive.
Travispicking: costante presenza di un basso alternato, spesso mutato tramite il palm muting.
Velocità: la già citata agilità di Tommy è una parte fondamentale del suo stile. Nella stragrande maggioranza dei suoi brani o arrangiamenti inserisce qualche frase o lick estremamente veloce per rendere più “piccante” il brano. Utilizza spesso le corde a vuoto o pattern pentatonici molto semplici.
Staccato, Stop e Palm Muting: utilizza spesso ripetizioni di bicordi o note staccate per creare tensione o crescendo. A queste alterna note veloci con improvvisi stop per tenere l’ascoltatore appeso all’ascolto; mentre il palm muting viene estremamente utilizzato nel basso, che diventa il vero “motore” dei brani. Tutte queste tecniche danno incredibile ritmicità.
Percussioni: il chitarrista australiano si diverte spesso ad utilizzare il corpo della sua chitarra come una vera e propria batteria, talvolta creando dei veri e propri assoli percussivi, utilizzando entrambe le mani o utilizzando la sinistra per suonare l’armonia del pezzo tramite hammer-on.
Armonici artificiali: probabilmente la tecnica più amata dal chitarrista. Inventata dal suo idolo Chet Atkins, consiste nel premere un tasto qualsiasi normalmente con la mano sinistra, ma suonarlo con l’aiuto dell’anulare (o pollice) mentre l’indice si appoggia delicatamente sopra il tasto della nota desiderata ma all’ottava sopra (ossia 12 tasti più in alto). Molto spesso il musicista mischia questi armonici con delle note normali e libere in modo che, suonando il tutto molto velocemente, dia l’effetto di un’arpa (“harp armonics”).
Insomma, come avete potuto vedere dai video, la sua tecnica, musicalità, conoscenza profonda della chitarra, ma anche la sua grande bravura di domare il palco e creare uno show divertente, lo hanno portato ad essere uno tra i nomi più importanti della storia chitarristica.
Mike Dawes: la Promessa del Fingerstyle
Mike Dawes, invece, inglese, classe ’89, dal primo momento in cui ha deciso di dedicarsi alla chitarra acustica nel 2008 si è distinto nel panorama fingerstyle. Ha suonato in diversi festival in tutta l’Inghilterra, per poi estendersi all’Europa e al mondo, per esempio come special guest nel tour del 2023 proprio di Tommy Emmanuel.
Ad oggi, a soli 35 anni, ha già rilasciato tre album solisti, un album live e un album in collaborazione con Emmanuel.
Rispetto al mentore, Mike Dawes ha un approccio più giovane, moderno e sperimentale, influenzato da rock, progressive e metal. Il suo stile è dominato dall’uso di tecniche avanzate, come tapping, percussions e armonici, ma anche dall’utilizzo di effetti e loop station. Ha uno stile più virtuosistico e un suono più brillante, metallico e ultra-preciso: il suono è sempre incredibilmente pulito e le mani super-sciolte!
In questo video potete trovare un brano originale di Dawes in cui, in particolare dal minuto 1:30 circa, vi è una chiara espressione del suo stile musicale e alcune delle tecniche sopra citate.
Dawes è particolarmente conosciuto anche per i suoi incredibili arrangiamenti di brani pop moderni, dove con la sola chitarra riesce a elaborare un brano e stravolgerlo, pur mantenendo la sua essenza. Il suo arrangiamento più famoso è probabilmente Somebody that I used to know di Gotye, che ha pubblicato in collaborazione con Tommy Emmanuel da cui ha ricevuto un esplicito riconoscimento.
Questo video è un esempio riguardo le differenze di playing dei due colossi: Mike ha un suono un po’ più metallico e usa tecniche particolari, come gli armonici artificiali, la scordatura di una corda e lo slap. mentre Tommy suona in maniera più tradizionale e melodica, senza puntare troppo su effetti o novità, ma sulla musicalità e su frasi perfettamente inserite all’interno del brano.
Conclusioni
I due maestri di cui ho parlato nell’articolo sono l’esempio vivente di come il fingerstyle ci permetta di essere completamente autonomi con la nostra chitarra, senza avere più bisogno di basso, piano o batteria!
Allo stesso tempo, ci mostrano come questo stile sia molto versatile e sempre in grado di lasciare spazio alla propria personalità, tramite brani originali oppure rielaborando pezzi già esistenti, creandone la propria versione. Utilizzando effetti esterni, tecniche complicatissime, oppure sfruttando il corpo della nostra chitarra e la sua incredibile capacità di generare melodie o frasi estremamente cantabili.
Dunque, spero che questo articolo ti sia piaciuto e, nel caso volessi immergerti nel mondo del fingerstyle, puoi iniziare a prendere lezioni con me o con gli altri maestri certificati della scuola. Scopri di più a questo link: clicca qui.
Alla prossima!


