In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 30 alle 18:30, Luca Marinelli mostra 3 esercizi nello stile di BB King.
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La Storia di B.B. King
Riley B. King, consacrato alla storia della musica con lo pseudonimo di B.B. King (16 settembre 1925 – 14 maggio 2015), rappresenta una delle figure più autorevoli, iconiche e influenti della chitarra blues e della cultura musicale moderna. La sua parabola umana e artistica affonda le radici nel cuore del Mississippi, in una realtà rurale segnata dalla durezza del lavoro agricolo, dalla povertà e dalla segregazione razziale.
La musica fece il suo ingresso fondamentale nella vita di King attraverso la chiesa afroamericana: cantando nel coro gospel della propria comunità e osservando con ammirazione il pastore locale, che accompagnava le funzioni suonando la chitarra, King sviluppò un legame viscerale e spirituale con lo strumento.
Il trasferimento a Memphis nel 1943 e l’incontro con la stazione radiofonica WDIA rappresentarono lo snodo decisivo della sua carriera. WDIA fu un’emittente rivoluzionaria, la prima negli Stati Uniti ad adottare una programmazione interamente dedicata alla cultura e alla musica afroamericana. Lavorando in radio, King ebbe l’opportunità di promuovere la propria musica e di consolidare la sua presenza artistica suonando dal vivo lungo le vie di Memphis.
Durante le sue prime esibizioni di strada lungo Beale Street, il giovane King notò un dettaglio illuminante: quando eseguiva brani gospel la gente si fermava a complimentarsi con calore, ma quando suonava il blues gli spettatori gli lasciavano vere e proprie mance in denaro.
Durante la sua esperienza radiofonica e di strada venne coniato il soprannome “The Blues Boy from Beale Street”, poi abbreviato in “The Beale Street Blues Boy”, successivamente sintetizzato in “Blues Boy” e, infine, immortalato nella sigla definitiva “B.B.”.
La consacrazione internazionale giunse nel 1969 con la riedizione straordinaria di “The Thrill Is Gone”, impreziosita da un raffinato arrangiamento per archi che valicò le barriere di genere. Il brano trasformò B.B. King in una stella di prima grandezza, venerata dai più grandi chitarristi del pianeta. Tra questi, Eric Clapton lo ha sempre citato come il proprio maestro supremo e punto di riferimento imprescindibile, evidenziando come King fosse capace di dialogare con la chitarra alternando il canto alle frasi strumentali in una perfetta conversazione solista.
Indissolubilmente legato all’immagine del Maestro è il nome battesimale riservato a tutte le sue chitarre: “Lucille”. La leggenda nasce durante un’esibizione nei primi anni di carriera all’interno di un locale riscaldato da un fusto contenente cherosene, due uomini diedero vita a una rissa violenta, rovesciando il fusto e provocando un incendio devastante. Fuggito all’esterno per porsi in salvo, King si rese conto di aver lasciato la sua amata chitarra nell’edificio in fiamme e rientrò spericolatamente per recuperarla, rischiando la vita. Il giorno seguente scoprì che la rissa era scoppiata per una donna di nome Lucille. Da quel momento, King decise di chiamare “Lucille” ogni sua chitarra, come monito personale a non compiere mai più un gesto così rischioso per un oggetto materiale.
Il linguaggio chitarristico di B.B. King è un modello di sintesi, lirismo ed espressività pura. Mentre gran parte del blues moderno e del rock orientano la tecnica verso la velocità, la densità ritmica e la complessità pirotecnica, la filosofia di King si fonda su un pilastro incrollabile: “meno note, più intenzione”.
Il vibrato è uno dei marchi di fabbrica del Maestro. A differenza del vibrato rock o classico — eseguito solitamente sfruttando la rotazione del polso o l’aiuto di più dita a supporto — King isolava un singolo dito (spesso l’indice o il medio), imprimendo alla corda un movimento stretto e velocissimo.
Nei suoi assoli, King crea veri e propri racconti drammatici attraverso saliscendi dinamici continui. Alterna tocchi delicatissimi e piumati a plettrate aggressive e profonde, lasciando che la chitarra taccia quando canta la voce e che “parli” con vigore nei momenti di risposta.
Esercizio 1

Questo fraseggio si sviluppa su un andamento shuffle. La particolarità didattica risiede nel passaggio cromatico intermedio e nel salto d’ottava finale verso una nota di risoluzione staccata e netta.
Per chi suona strumenti acustici privi di spalla mancante o con difficoltà di accesso ai tasti oltre il 12°, spostare l’intero pattern 12 tasti indietro (un’ottava sotto).
Esercizio 2

Il lick si colloca all’interno di una struttura in 12/8, una metrica ternaria lenta e cullante. Le prime 3 note, volendo si può sostituire il 10 tasto di MI con l’8, rappresenta il classico fraseggio d’ingresso adoperato nel blues.
Il bending sul 10° tasto del MI cantino richiede precisione. Per migliorare la propria intonazione del bending si può utilizzare un accordatore, per essere sicuri di intonarlo correttamente e migliorare la propria memoria muscolare, e assicurarsi in anticipo di quale sia la nota target da raggiungere, per educare l’orecchio a riconoscere se la nota eseguita sia effettivamente corretta.
Esercizio 3

spirato direttamente alla struttura solistica di “The Thrill Is Gone”, questo fraseggio lavora sulla scala pentatonica minore di DO integrata da micro-flessioni tonali, mettendo al centro la dinamica e il peso della plettrata.
Nella seconda fase del fraseggio, la corda non deve essere tirata per raggiungere una nuova nota della scala tradizionale. Il bending da un quarto di tono crea una sottile tensione che “tende” verso la terza maggiore. È la quintessenza dell’espressività blues: una sfumatura vocale e struggente che non può essere trascritta fedelmente su uno spartito classico.
In questo passaggio la velocità esecutiva è secondaria rispetto all’intenzione e alla dinamica. Ogni nota deve essere pesata con accuratezza; il valore della frase risiede interamente nella profondità del vibrato finale e nella delicatezza del micro-bending.
Dopo aver metabolizzato questi fraseggi iconici, il passo fondamentale per rendere credibile la tua esecuzione risiede nell’integrare la tecnica con la corretta strumentazione e un metodo di studio strategico.
Conclusioni
Applicando questi principi con disciplina, pazienza e profondo ascolto, non solo assimilerai il bagaglio tecnico di una leggenda immortale, ma imparerai a far “cantare” la tua chitarra con personalità, anima e autentica espressività blues.




