L’introduzione di Powerslave degli Iron Maiden è un riff aggressivo, potente, e con sonorità leggermente diverse dal solito.
Bastano due battute, quel giro che sa di sabbia, tempio e sole a picco, e sei dentro un disco del 1984 con le piramidi in copertina. Non è un riff semplice, serve la padronanza di diverse tecniche e un po’ di velocità, ma è ottimo per chi vuole provare a migliorare.
In questo tutorial ci concentriamo solo sulla parte iniziale: le quattro battute dell’introduzione, nota per nota. Il riff in palm muting costruito sul pedale di La, i due accordi diversi che lo chiudono ogni volta, e la frase melodica finale che dà al brano tutto il suo colore mediorientale. Prendi la chitarra e partiamo.
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Panoramica della canzone
“Powerslave” è la title track del quinto album degli Iron Maiden, uscito il 3 settembre 1984. È l’unico brano del disco firmato da solo da Bruce Dickinson, che racconta gli ultimi pensieri di un faraone morente: il sovrano più potente d’Egitto che scopre di non poter comandare l’unica cosa che conta davvero. Da lì il titolo e quel verso che riassume tutto, “Tell me why I had to be a powerslave“.
Il disco fu registrato tra febbraio e giugno del 1984 ai Compass Point Studios di Nassau, alle Bahamas, con Martin Birch alla produzione, e mixato agli Electric Lady Studios di New York. La cosa curiosa è che il pubblico sentì queste canzoni dal vivo prima ancora di poterle comprare: il World Slavery Tour partì il 9 agosto 1984 da Varsavia, quasi un mese prima dell’uscita dell’album.
Gli Iron Maiden furono di fatto la prima band rock a portare uno show completo oltre la cortina di ferro, e da quelle date polacche, ungheresi e jugoslave nacque il video Behind the Iron Curtain. Il tour andò avanti 331 giorni, con sarcofagi sul palco e un Eddie mummificato alto nove metri, e lasciò la band così sfinita da pretendere una pausa a fine 1985.
Un ultimo dettaglio da appassionati: nella copertina disegnata da Derek Riggs, l’illustratore nascose il proprio monogramma sopra l’ingresso della piramide.
Caratteristiche principali del brano:
- Album: Powerslave (1984)
- Etichetta: EMI (Capitol negli Stati Uniti)
- Chitarristi: Dave Murray e Adrian Smith
- Tonalità: La, con il colore della scala frigio dominante
- Stile: Heavy metal
- Difficoltà: Intermedio
Per un chitarrista questa introduzione è una piccola lezione di economia: poche note, una sola corda che fa da motore per quasi tutto il tempo e due accordi che spostano il colore. Se impari a farla suonare bene, ti porti a casa due cose che servono ovunque nel metal: la pennata alternata controllata e il palm muting che non spegne il suono.
Cosa ti serve per suonarla
- Una chitarra elettrica (gli humbucker aiutano ad avere quel sound corposo)
- Un amplificatore con un buon canale crunch / overdrive
- Plettro di durezza media
- Accordatura standard (E-A-D-G-B-E)
- Un metronomo: partiamo a 120 bpm, poi si sale
Com’è fatta l’introduzione
Prima di mettere le dita sul manico, tieni in mente la mappa di queste quattro battute: è una frase sola, divisa in domanda e risposta.
- Battuta 1 – accordo di La5, raffica di note ribattute in palm muting, chiusura su Do5
- Battuta 2 – stessa raffica, ma la chiusura scende di un semitono su Si♭5
- Battuta 3 – si ripete la battuta 1, di nuovo con il Do5
- Battuta 4 – niente palm muting: entra la frase melodica che chiude l’introduzione
Il riff sulla pedale di La
Il motore delle prime tre battute è sempre lo stesso. Si parte da un La5 (sesta corda al 5° tasto più quinta corda al 7°), poi la mano destra resta inchiodata sulla sesta corda al 5° tasto e ribatte il La in palm muting fino alla fine della battuta. È lì che si gioca tutto: la pedale deve pulsare come un tamburo, con le note tutte della stessa lunghezza e della stessa intensità. A chiudere ogni battuta arriva un accordo diverso — Do5 (8° e 10° tasto) nelle battute 1 e 3, Si♭5 (6° e 8°) nella battuta 2 — ed è proprio quello scarto di un semitono a far storcere il riff verso oriente.

Consigli per l’esecuzione:
- Appoggia il taglio della mano destra sulle corde appena davanti al ponte: se lo sposti troppo avanti il suono si spegne e la pedale sparisce
- Usa pennata alternata dall’inizio, anche a velocità bassa: se parti tutto in giù poi non recuperi più
- Sugli accordi di chiusura togli il palm muting e lasciali suonare aperti: è il respiro che separa una battuta dall’altra
- Attenzione alla quinta corda che continua a vibrare: dopo il La5 iniziale va zittita, altrimenti la pedale diventa un impasto
La frase melodica che chiude l’introduzione
La quarta battuta è la risposta alla domanda delle prime tre, e qui il palm muting sparisce. Si parte ancora dal La sulla sesta corda, poi la frase si sposta sulla quinta corda con Re, Do#, Re, Mi, Re, prende una terzina su Do#-Re-Do# e va a posarsi sul Si♭ della sesta corda al 6° tasto. Il colore “egiziano” di tutta l’introduzione nasce esattamente da quelle due note: il Do# (terza maggiore) accanto al Si♭ (seconda minore) rispetto alla pedale di La. È la scala frigio dominante, la stessa che senti in mezzo mondo dal Mediterraneo in giù — e la ragione per cui questo riff suona come nessun altro riff degli Iron Maiden.

Punti di attenzione:
- La terzina non è un abbellimento: va contata, altrimenti la frase arriva in ritardo sul Si♭ finale
- Tieni l’indice al 4° tasto e il medio al 5°: così il Do#-Re-Do# esce senza spostamenti di mano
- Il Si♭ conclusivo va lasciato suonare con un vibrato lento e largo, non tagliato di netto
- Studia questa battuta separata dalle altre tre, poi riattaccale: è il punto in cui si inciampa di più
Sound e impostazioni dell’amplificatore
Il suono Maiden del 1984 è meno saturo di quanto la memoria suggerisca: è un crunch tirato, non un muro di distorsione. Ti consiglio queste impostazioni di partenza, poi adatta alla tua strumentazione:
- Gain: medio-alto, ma non saturo: le note ribattute devono restare distinguibili
- Bassi: medi, senza esagerare o la pedale diventa fango
- Medi: medio-alti, sono la firma del sound
- Alti: medio-alti per far mordere il palm muting
- Riverbero: appena un velo, giusto per dare aria alla frase finale
Conclusione
L’introduzione di “Powerslave” sembra facile sulla carta — poche note, una posizione sola — e diventa difficile appena accendi il metronomo. Ti costringe a tenere una pedale regolare per tre battute intere senza perdere intensità, a gestire il palm muting che va e viene e a contare una terzina in mezzo a una frase melodica. Sono tre cose che ti torneranno utili in decine di altri brani, molto oltre gli Iron Maiden.
Prendila con calma: 120 bpm per prendere le misure, poi sali di cinque alla volta fino alla velocità del disco. Se il tutorial ti è stato utile fammelo sapere nei commenti del video, e dimmi quale riff vorresti vedere come prossima lezione. Buon metal a tutti! 🤘




