
In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 3 alle 18:30, Luca Marinelli mostra che cosa sia e come su utilizzi il Whammy.
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Benvenuti Strimpellari in questo nuovo approfondimento dedicato al vasto e affascinante mondo degli effetti per chitarra. Che stiate muovendo i primi passi sullo strumento o che vogliate semplicemente espandere la vostra tavolozza sonora, comprendere come manipolare il suono è un passo fondamentale per trovare la propria voce. In questo articolo ci concentreremo su un pedale iconico, capace di stravolgere le regole tradizionali dell’intonazione: il Whammy pedal.
Esploreremo non solo la teoria e il funzionamento meccanico di questo dispositivo, ma vedremo anche esercizi pratici, esempi celebri tratti dalla storia del rock e applicazioni creative per inserirlo nel tuo modo di suonare. Prima di immergerci nell’effettistica, però, prepareremo le mani con un esercizio di riscaldamento essenziale.
Il Whammy
Quando parliamo di “Whammy”, ci riferiamo a un pedale per chitarra progettato per produrre effetti di pitch shifting.
Il termine pitch in inglese significa “intonazione”, mentre shifting significa “spostamento”. Questo pedale, quindi, altera l’intonazione delle note che stai suonando in tempo reale.
Il Whammy è il nome di un prodotto specifico (il Digitech Whammy), ma l’effetto è diventato talmente celebre e leader nel suo settore che i chitarristi tendono a usare questo termine per indicare qualsiasi tipologia di pitch shifter controllato a pedale.
Analizzando la definizione presente su Wikipedia, l’obiettivo originale del Whammy è quello di simulare digitalmente il suono che un chitarrista otterrebbe utilizzando la leva del vibrato (conosciuta in inglese proprio come whammy bar).
La leva del vibrato, specialmente nei sistemi a ponte mobile come il Floyd Rose, permette al chitarrista di alterare l’intonazione fisicamente, allentando o tendendo le corde. Chitarristi storici come Dimebag Darrell (dei Pantera), Joe Satriani o Steve Vai hanno fatto un uso massiccio di questa leva, eseguendo tecniche estreme come i famosi dive bomb, dove l’intonazione della chitarra viene spinta in picchiata verso il basso.
Tuttavia, l’uso fisico della leva presenta delle limitazioni e dei rischi: un utilizzo smodato della leva meccanica può compromettere gravemente l’accordatura della chitarra, soprattutto se lo strumento non è settato in maniera impeccabile. La seconda limitazione consiste nel fatto che per quanto un ponte mobile possa scendere o salire, ci sono dei limiti fisici dettati dalla tensione delle corde.
Il pedale Whammy risolve entrambi i problemi. Poiché il cambio di intonazione avviene elettronicamente e non meccanicamente, non c’è alcun rischio di scordare lo strumento. Inoltre, il pedale permette di coprire, con assoluta precisione, distanze di pitch shifting molto più ampie rispetto a una leva reale, consentendo di raggiungere note che fisicamente non esisterebbero sulla tastiera e generando suoni sintetici e “fuori scala” molto interessanti e creativi.
Come Funziona il Whammy?
Dal punto di vista estetico e meccanico, il Whammy si presenta come un pedale d’espressione, simile a un pedale Wah-Wah. Mentre il Wah-Wah agisce su un filtro di equalizzazione che si muove in base al movimento del piede, il Whammy agisce direttamente sull’intonazione, passando da un “Punto A” a un “Punto B”.
Ecco come si comporta a seconda della posizione:

Col tallone verso il basso, l’effetto è sostanzialmente bypassato. Se suoni una nota (ad esempio un MI al quinto tasto della corda di Si), la chitarra suonerà esattamente quella nota, in modo del tutto naturale.


Schiacciando il pedale in avanti, l’intonazione si sposterà verso l’intonazione indicata.
Il pedale ti permette di scegliere di quanto alterare l’intonazione quando viene premuto a fondo. Puoi impostare il pedale affinché modifichi l’intonazione di un’ottava (12 semitoni) o addirittura di due ottave (24 semitoni).
Se ad esempio suoni un MI al quinto tasto e premi il pedale a fondo con l’impostazione a due ottave, è come se la tua mano facesse uno slide invisibile fino a un ipotetico 29º tasto, un tasto che sulle chitarre standard ovviamente non esiste. Tutto questo mantenendo la mano sinistra perfettamente ferma sulla tastiera.
È anche possibile impostare un’escursione ridotta, ad esempio di un solo tono (due semitoni), come se volessimo eseguire un bending. In questo modo, suonando un MI al quinto tasto e abbassando il pedale, l’intonazione salirà a un FA# (che si troverebbe al settimo tasto). Attenzione però: a differenza di un bending eseguito in maniera tradizionale, che possiede un “tocco umano” ricco di sfumature, il bending simulato dal pedale risulta molto più meccanico, freddo e sintetico.
È anche possibile impostare il pedale per “scendere”, creando accordature “drop” artificiali, oppure puoi invertirne il funzionamento, in modo che l’effetto abbassi l’intonazione anzichè alzarla.
I Maestri del Whammy
Sebbene molti chitarristi abbiano sperimentato con questo effetto, c’è un nome che è indissolubilmente legato all’uso creativo del Whammy: Tom Morello, chitarrista dei Rage Against the Machine e degli Audioslave.
Morello ha fatto di questo pedale un vero e proprio marchio di fabbrica, compensando un approccio meno virtuosistico alla chitarra tradizionale con una ricerca sonora estremamente innovativa e peculiare.
Un esempio magistrale è l’assolo del celebre brano “Killing in the Name”. In questo assolo, Morello esegue dei trilli veloci e continui tra due note, combinandoli con il movimento ritmico del piede sul pedale Whammy.

Oltre a Morello, l’effetto è stato usato con successo da moltissimi altri grandi della chitarra, spesso per colorare le retrovie dei brani o per creare atmosfere inaspettate. Lo troviamo in brani di Jonny Greenwood dei Radiohead, di Steve Vai, di Joe Satriani e del virtuoso contemporaneo Guthrie Govan, come nel brano Uncle Skunk.
Un Esempio di Utilizzo
Come abbiamo visto, non sei obbligato a usare il Whammy solo per assoli estremi. Può essere uno strumento formidabile per ravvivare ritmiche e arpeggi semplici. Consideriamo una semplice progressione di accordi arpeggiati composta da: LA minore, FA maggiore, DO maggiore e RE minore.
Ecco le diteggiature specifiche per l’arpeggio analizzato in questa lezione:
- LA minore: 7º tasto della corda di RE, 5º tasto del SOL, 5º tasto del SI.
- FA maggiore: Condivide le prime due note con l’accordo precedente (7º di RE, 5º di SOL) ma cambia l’ultima, spostandosi al 6º tasto della corda di SI (nota Fa).
- DO maggiore: 5º tasto del SOL, 5º tasto del SI, 8º tasto del SI.
- RE minore: 7º tasto del RE, 7º tasto del Sol, 6º tasto del SI.

Se suoni queste note dividendole in sedicesimi (quattro note per ogni battito), otterrai un arpeggio dal suono molto classico. Tuttavia, per rendere il suono più interessante, puoi inserire l’intervento del Whammy sul secondo e sul quarto battito. Attivando l’alterazione di intonazione (aumentando ad esempio di un’ottava) solo su specifiche frazioni ritmiche dell’arpeggio, trasformerai una semplice successione di accordi in un tappeto sonoro altamente creativo e moderno, perfetto per le atmosfere di sottofondo.
Strumentazione Consigliata
Per i chitarristi principianti che si domandano se sia necessario acquistare obbligatoriamente il celebre “pedale rosso” della Digitech per ottenere queste sonorità, c’è una buona notizia: la tecnologia moderna offre molteplici alternative.
Oggi, l’effetto di pitch shifting è integrato in quasi tutte le pedaliere multieffetto avanzate, come i modeler o profiler digitali. Strumenti di fascia alta come il Quad Cortex, il Kemper e via dicendo, dispongono di eccellenti algoritmi di pitch shifting interni. È sufficiente collegare un pedale d’espressione standard all’unità digitale e assegnare al movimento del pedale il controllo del parametro del pitch.
La qualità sonora raggiunta da queste macchine odierne è talmente elevata da rendere l’emulazione dell’effetto Whammy estremamente realistica e utilizzabile anche a livello professionale.
Conclusioni
Il Whammy non è certamente un effetto onnipresente e “trasparente” che lascereste acceso per ore intere mentre suonate. Il suo suono, come si accennava prima a proposito del plettro e delle tecniche alternative, non restituisce semplicemente la stessa nota più alta; restituisce un timbro artificiale, diverso e unico.
Si tratta di un effetto di nicchia, quasi un ingrediente speciale. Da un lato, va preso con le pinze perché un abuso potrebbe rendere il tuo suono troppo finto o stucchevole; dall’altro, è proprio la sua natura “strana” a renderlo un’arma potentissima nelle mani di un musicista creativo. Non si tratta di decidere se sia un suono oggettivamente “bello o brutto”, ma di capire che è uno strumento diverso a tua disposizione, pronto per essere tirato fuori dal cilindro al momento opportuno per sorprendere l’ascoltatore.
Una solida conoscenza della catena del suono è un elemento imprescindibile per ogni chitarrista che voglia definirsi tale.
Buono studio, buona sperimentazione creativa, e ricorda di tenere sempre il ritmo!



