
In questa lezione di chitarra live andata in onda Mercoledì 1 alle 18:30, Luca Marinelli mostra che cosa sia e come si utilizzi il Wah Wah.
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Benvenuti Strimpellari in questo articolo dedicato a uno degli effetti per chitarra più celebri, espressivi e riconoscibili della storia della musica moderna: il Wah-Wah.
L’obiettivo primario è quello di guidarvi, passo dopo passo, alla scoperta del funzionamento di questo effetto e dei generi musicali in cui esso trova la sua massima espressione discografica.
Il Wah Wah
Il Wah-Wah viene definito come un effetto musicale che prende il proprio nome direttamente dal suono profondamente caratteristico che è in grado di produrre. Questo celebre timbro è generato grazie all’azione di un circuito elettronico chiamato specificamente “filtro a banda stretta”, il cui scopo primario è quello di accentuare o enfatizzare in maniera dinamica una ristretta banda di frequenze che risulta essere sempre variabile e fluttuante nel tempo.
Il nome deriva dal fatto che le repentine modulazioni di frequenza prodotte dal pedale ricordano un vagito infantile oppure il miagolio di un gatto.
Da un punto di vista squisitamente fisico e meccanico, i classici pedali Wah-Wah celano solitamente sotto al loro pesante involucro di metallo un comune potenziometro, un componente concettualmente identico alle classiche manopole che tutti i chitarristi utilizzano sul corpo della propria chitarra per abbassare il volume generale o per scurire la pasta sonora del tono.
In questo pedale, tuttavia, il potenziometro viene fisicamente aperto o chiuso grazie al movimento oscillatorio e meccanico causato dall’azione diretta del piede del chitarrista, il quale inclina ripetutamente la base d’appoggio verso l’alto o verso il basso poggiandosi sulla piattaforma a dondolo.
Alcune versioni alternative ideate in tempi più recenti non utilizzano affatto un potenziometro fisico soggetto a inevitabile usura meccanica, ma si avvalgono piuttosto di un sofisticato e longevo apparato fotosensibile.
Come Funziona il Wah Wah
Per afferrare in modo maturo e completo l’impatto sonoro di questo strumento, è categoricamente necessario analizzare in che modo il pedale va a stravolgere il suono “nudo e crudo” che esce dalla chitarra.
Per fare un confronto chiaro e comprensibile con il mondo del missaggio audio, nella fonica esistono dei filtri di equalizzazione preimpostati e statici che vengono solitamente chiamati “passa alto” e “passa basso”.

Su una scala di frequenze teoricamente percepibili senza sforzo dall’orecchio umano, che viaggia all’incirca dai 20 Hz fino a un massimale di 20.000 Hz, un filtro passa alto ha il compito di tagliare tutto il suono che si trova posizionato al di sotto di una soglia minima prestabilita, come potrebbe essere ad esempio la soglia precisa dei 200 Hz. Questa sottrazione totale e netta delle basse frequenze consegna inevitabilmente all’ascoltatore un suono globalmente molto più brillante, affilato ed esile.
Specularmente, un filtro passa basso agisce invece per eliminare ogni suono al di sopra di una certa frequenza, ad esempio falciando tutto ciò che oltrepassa la linea dei 1000 Hz, per restituire così al pubblico un timbro molto più chiuso, ovattato e cupo rispetto al suono originale in presa diretta.
Dopo aver compresso i concetti di filtri e bande di frequenza, analizziamo le due posizioni estreme assumibili dal pedale per comprenderne profondamente gli effetti acustici.
Quando il musicista spinge il peso del proprio corpo completamente in avanti portando la punta del piede verso il basso, il suono chitarristico diventa nell’immediato nettamente più nasale e spalancato. In questa specifica posizione di chiusura meccanica, il circuito va a ridurre o ad ammortizzare considerevolmente tutte le basse frequenze, sollevando ed enfatizzando invece con estrema forza la zona delle frequenze medie.

Da un’attenta analisi visiva tramite uno spettrometro delle onde sonore, si evince infatti che vengono accentuati in maniera molto pesante tutti i picchi solitamente posizionati tra i 1000 e i 2000 Hz, arrivando in certi passaggi a lambire o a toccare con facilità addirittura la soglia dei 4000 Hz.
Al contrario, quando il musicista inverte repentinamente il movimento e alza la punta, portando di conseguenza tutto il peso sul tallone spinto verso il basso, il suono subisce una chiusura immediata e drastica.

In questa angolazione specifica del pedale spariscono quasi totalmente e all’improvviso le frequenze più alte e brillanti rintracciabili oltre i 2000 Hz, abbassando notevolmente il limite acuto del segnale. La campana di equalizzazione generata dal filtro si sposta prepotentemente all’indietro e torna a dare forte enfasi alle frequenze medie e a quelle basse, focalizzandosi maggiormente sulla zona vitale compresa tra i 200 e i 400 Hz, abbracciando anche lo spazio situato tra gli 80 e i 200 Hz. L’effetto acustico e tangibile derivante da questa precisa posizione del tallone è un timbro largamente più cupo e palesemente soffocato.
Per fornire a tutti un immediato paragone empirico e percettivo, l’azione di questa equalizzazione richiusa su sé stessa ricorda da vicino il classico gesto di porre in continuazione il palmo della propria mano davanti alla bocca mentre si sta parlando di fronte al microfono, smorzando le onde vocali.
L’Utilizzo del Wah Wah nei Diversi Generi
Il Wah-Wah si conferma anno dopo anno un effetto talmente longevo, malleabile e trasversale da essersi insinuato fin dalle proprie origini con prepotenza e facilità all’interno di svariati e differenti stili compositivi e musicali.
Uno degli ambienti sonori che più di tutti fa costantemente un uso massiccio ed entusiasta di questo filtro variabile è senza alcun dubbio la pittoresca scena della musica Reggae. In tale specifico e amatissimo genere, l’intervento del pedale risulta fondamentale in studio o in esibizione live per donare una morbida sonorità “liquida “e inconfondibilmente distintiva alle ritmiche suonate tipicamente in levare.
La grande e sempre verde scena internazionale e nazionale del Reggae è fortunatamente colma di eccellenti formazioni da prendere con sicurezza come riferimento primario per gli ascolti e lo studio delle linee, a partire dal grandissimo di Bob Marley fino ad arrivare ad ammirare l’evoluzione di validissime e attivissime formazioni italiane della scena contemporanea, tra le quali si mettono regolarmente in grande evidenza formazioni di pregio come i Mellow Mood e Catch A Fyah, e il superlativo progetto isolano di matrice sarda degli Arawak.
Spostando repentinamente l’ascolto analitico verso orizzonti musicali per loro stessa natura maggiormente carichi di incalzante groove, si incrocia il vitale panorama sonoro del Funk ma anche della trascinante Disco Music, notando subito come il Wah-Wah compia qui un utilizzo mirato in larga parte a creare e amplificare al massimo la sensazione generale di ballabile movimento.
All’interno di questi spumeggianti e dinamici stili, l’effetto trova la sua massima e ineguagliabile espressione tecnica quando esso viene accuratamente applicato in diretta congiunzione con le imprescindibili e tecniche “ghost notes”, termine con cui si indicano in gergo musicale tutte quelle percussive pennate che il musicista suona colpendo le corde precedentemente stoppate e silenziate sotto le dita prementi della mano sinistra.
Il metodico e serratissimo continuo aprire e chiudere della campana del pedale, strettamente associato nel tempo al rumore del suono percussivo della corda colpita a vuoto, va a infondere quasi miracolosamente un irresistibile, accattivante e formidabile senso di grande dinamismo vitale alla traccia ritmica.
Fra i più alti e fulgidi esempi rintracciabili nell’intera discografia globale rientra a pieno titolo, senza che possa persistere alcuna ragionevole ombra di dubbio o di contestazione al riguardo, la monumentale ed elettrizzante introduzione del brano capolavoro “Voodoo Child”, scritta a suo tempo dal seminale e geniale chitarrista Jimi Hendrix, o anche l’ascolto delle potentissime quanto aggressive ritmiche cariche di rimbalzi e ghost rintracciabili in successi internazionali del calibro del singolo “Bulls on Parade” ad opera dell’iconica e politicizzata band dei Rage Against the Machine.
Una immensa e rispettatissima schiera composta da innumerevoli e celeberrimi eroi della chitarra, all’interno della quale figurano in modo perentorio talenti smisurati come Kirk Hammett dei Metallica, l’asso del virtuosismo Steve Vai, Zakk Wylde, Slash e molti altri.
Come Usare il Wah Wah
Un fondato e frequentissimo dubbio esecutivo, capace di attanagliare i chitarristi alle primissime fasi d’apprendimento pratico, risulta quasi sempre essere legata ai corretti tempi previsti per l’azionamento ripetuto del pedale e in particolare ci si domanda spesso: a che velocità o suddivisione si deve muovere il piede per non risultare caotici o imprecisi durante una performance live o in sala prove insieme agli altri musicisti? Vediamo due casistiche differenti.
La prima e sicuramente la più solida, consiste nel muovere il piede e, di conseguenza, il pedale del Wah Wah, a tempo col cosa si sta suonando. Così facendo il continuo movimento ondulatorio e fluttuante generato dal filtro acustico a campana in azione si andrà sempre a inserire di incastro in maniera che risulterà alle orecchie dell’ascoltatore non solo gradevole e pulita, ma anche estremamente coerente dal punto di vista logico musicale.
Il secondo ed efficace metodo d’esecuzione, diametralmente stravolto e profondamente opposto per radice e filosofia, prevede un utilizzo del pedale in grado di creare un “movimento” musicale a ciò che suoniamo, senza che questo sia necessariamente eseguito sul “click”.
Conclusioni
Il Wah Wah è un effetto affascinante che richiede diverso tempo per poter essere gestito come si desidera. Iniziare a sperimentare muovendo semplicemente il piede a tmepo col brano può essere il modo perfetto per sperimentare con questo effetto e comprendere i colori che è in grado di donare.



