Roy Buchanan: la Chitarra Blues di un Genio “Silenzioso”

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Ci sono chitarristi nella storia della musica che hanno attraversato la loro era in modo silenzioso, invisibile, nonostante fossero considerati dagli altri chitarristi dell’epoca delle leggende.

Chitarristi che non hanno varcato la soglia della grande popolarità, ma che hanno lasciato il segno. Roy Buchanan appartiene senza dubbio a questa categoria.

Pochi nomi, nella storia della chitarra elettrica, evocano un misto di rispetto, mistero e reverenza come il suo. Chi lo conosce sa che era non solo un bluesman, ma anche un chitarrista dotato di una grandissima espressività, controllo dinamico e intensità emotiva.

Eppure, Roy Buchanan è un chitarrista ad oggi quasi sconosciuto ai più, dimenticato, ai margini del mainstream, quasi per destino.

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Chi era Roy Buchanan

Roy Buchanan è nato il 23 settembre 1939 a Ozark, Arkansas, negli Stati Uniti. Cresce però nel sud della California, circondato da musica country, blues, e gospel.

Fin da giovanissimo mostra un vero talento e una predisposizione per la chitarra. A soli 15 anni suona già in band professionali e ben presto viene notato da diversi artisti e musicisti nell’ambito della musica country e rhythm & blues. Quindi Roy assorbirà molto le influenze di questi generi musicali.

Sarà in questi contesti che imparerà a suonare:

  • il country picking;
  • il blues più ruvido ed intenso;
  • il soul.

Il tutto con una sensibilità melodica ed una maturità prematura per la sua età.

Qui lo possiamo vedere Live mentre suona Hey Joe, durante una performance ad Austin City Limits del 1976.

Uno degli episodi più citati della sua giovinezza è la collaborazione con Dale Hawkins, con cui registra il celebre brano “My Babe” nel 1957. In quel disco, Buchanan inciderà la chitarra solista, mostrando un controllo del tocco e del vibrato che all’epoca non si sentiva in giro. Tuttavia, Roy Buchanan seguirà un percorso artistico molto diverso dal solito

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La Vita e la Carriera: tra Talento e Ombre

Negli anni ’60 Roy Buchanan vive una carriera musicale frammentata. Suona in piccoli club, collabora con vari musicisti, più volte ha rifiutato contratti che avrebbero potuto portarlo alla ribalta. Rifiutò ad esempio di entrare nei Rolling Stones dopo l’uscita di Brian Jones, una scelta che racconta molto del suo rapporto conflittuale con la fama.

Il riconoscimento più ampio arriva solo nei primi anni ’70, quando la rivista Rolling Stone, e una serie di apparizioni televisive, contribuiscono a far conoscere il suo nome a un pubblico più vasto. Nel 1972 pubblica finalmente il suo primo album solista, Roy Buchanan, che sarà ben accolto dalla critica, diventando uno dei chitarristi più espressivi della scena blues-rock.

Gli anni a seguire saranno anni intensi di attività concertistiche, in cui diventerà un punto di riferimento per moltissimi chitarristi, senza essere mai assobito dal circuito commerciale. Purtroppo, però il suo animo è tormentato, ed è segnato da difficoltà emotive e da una costante lotta contro l’abuso di alcool, che danneggerà anche la sua carriera.

Album ed Esperienza Fondamentali

  • Roy Buchanan (1972): il debutto solista. Un disco essenziale per capire il suo linguaggio: blues, country, soul e una Telecaster che “parla”.
  • Second Album (1973): considerato da molti uno dei suoi lavori migliori. Più maturo, intenso, con momenti di grande profondità emotiva.
  • That’s What I Am Here For (1973): conferma la sua identità artistica, con un suono sempre più personale.
  • Street Called Straight (1976): uno dei dischi più completi e apprezzati, spesso citato come il suo capolavoro.
  • When a Guitar Plays the Blues (1985): un ritorno alle radici blues, con una produzione più moderna ma ancora fortemente espressiva.

Roy Buchanan è anche ricordato per le performance dal vivo in cui riusciva a trasmettere emozioni con la sua espressività grazie all’uso sapiente del volume, del feedback e delle dinamiche come parte integrante del fraseggio. Suonava sempre la sua Telecaster, spesso prediligendo le dita anziché il plettro, e mostrando un controllo delle dinamiche davvero unico per il panorama chitarristico dell’epoca.

La Fine della Carriera e l’Eredità

La carriera di Roy Buchanan, tuttavia, si concluderà in modo tragico. Il 14 agosto 1988, all’età di 48 anni, viene trovato morto in una cella di una prigione della Virginia, dove era stato arrestato la notte precedente.

La sua morte viene ufficialmente archiviata come suicidio, anche se resta un alone di mistero sulle dinamiche della sua dipartita.

Con la sua morte, muore uno dei chitarristi più intensi e profondi della storia della chitarra elettrica dell’epoca e di sempre.

Un artista che non ha mai cercato il successo a tutti i costi, ma che ha lasciato un’eredità enorme in termini di espressività, controllo dello strumento.

Roy Buchanan resta quindi ad oggi un simbolo molto potente che la grandezza è qualcosa che esula dal concetto di popolarità e che non per forza la necessita, e anche che a volte le voci più autentiche sono anche quelle più nascoste.

Un Lick nel Suo Stile

Facciamo quindi tesoro della sua eredità ed andiamo a vedere un lick tratto da una sua esibizione live.

Nella sottostante tablatura (TAB – clicca qui se non sai come leggerla), trovi il lick con cui entra la sua chitarra, al minuto 1:10 circa.

Cerca di suonarlo con dei bending molto ampi ascendenti e discendenti, con un tocco leggero e morbido. Sono importanti i vibrati sulla nota DO al 13° tasto della seconda corda, per dare una sensazione di tensione e di carica emotiva. Essendo un fraseggio molto lento potresti anche plettrare sempre in downstroke.

Divertiti a sentire il sapore di questi licks dal sound un po’ retrò, ma molto emozionali e espressivi.

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Conclusione

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Spero di averti aiutato a scoprire di più su Roy Buchanan e che la sua musica possa esserti d’ispirazione nel tuo percorso!

Ci vediamo al prossimo articolo!

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