SCALA PENTATONICA: Come Muoversi in Orizzontale su TUTTO il MANICO

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Benvenuti Strimpellari a questo approfondimento dedicato a tutti i chitarristi che desiderano fare un passo in avanti nella comprensione del proprio strumento. L’obiettivo di questo articolo è esplorare un argomento fondamentale per chiunque voglia migliorare la propria tecnica e la propria espressività: la visualizzazione alternativa della tastiera della chitarra.

Spesso, quando iniziamo a studiare le scale, ci ritroviamo bloccati in schemi rigidi. Oggi analizzeremo come rompere questi schemi e queste geometrie per migliorare l’improvvisazione, concentrandoci specificamente sulla scala pentatonica minore, ma tenendo presente che questi concetti sono applicabili anche alla pentatonica maggiore e a scale con un numero maggiore di note. Uscire dal dogma della diteggiatura imposta è il primo passo per trovare la propria vera voce sullo strumento.

L’Approccio Verticale


Generalmente, la didattica chitarristica sfrutta un approccio prettamente verticale. Poiché la chitarra è dotata di sei corde orizzontali e di una serie di tasti, lo strumento ci permette di eseguire una sequenza di note rimanendo fisicamente “fermi” in una specifica porzione del manico. Muovendoci verticalmente da una corda all’altra, possiamo coprire un’estensione di oltre due ottave senza dover spostare la mano lungo la tastiera.

Questo approccio è estremamente comune perché la chitarra è uno strumento fortemente geometrico. Ragionare per “blocchi” verticali racchiusi all’interno di quattro tasti (ad esempio, dal quinto all’ottavo tasto) è molto comodo e rassicurante per un principiante.

Prendiamo come esempio la classica pentatonica di LA minore, che è tipicamente la prima scala che si impara a suonare.
Quali sono i vantaggi di questa visione verticale?

  • Facilità di memorizzazione: Ragionare per forme geometriche semplifica enormemente la vita ai chitarristi, permettendo di visualizzare la tastiera in modo rapido.
  • Memoria muscolare: Le dita acquisiscono rapidamente un automatismo che permette di eseguire la scala senza nemmeno dover guardare il manico.
  • Trasporto immediato: Una volta imparata la forma geometrica, spostarla per cambiare tonalità è facilissimo. Se vogliamo suonare in RE minore anziché in LA minore, ci basterà far scivolare la stessa identica posizione in modo che l’indice parta dal decimo tasto invece che dal quinto.
  • Comodità tecnica: Nella forma classica della pentatonica minore, abbiamo a disposizione comodissimi bending da un tono intero sulle corde di MI cantino, SI e SOL; altre forme potrebbero richiederci bending da un tono e mezzo, decisamente più faticosi da eseguire perché richiedono maggiore forza fisica.

Tuttavia, questa comodità si rivela presto un’arma a doppio taglio. Se da un lato velocizza l’apprendimento iniziale, dall’altro lato, nel momento in cui vogliamo iniziare a improvvisare, rischia di ingabbiarci. Suonando sempre all’interno delle stesse “scatole” verticali, finiremo inevitabilmente per ripetere sempre le stesse frasi musicali (i cosiddetti lick), sia che li inventiamo noi, sia che li impariamo imitando altri chitarristi che suonano nelle medesime posizioni.

L’Approccio Orizzontale

Per evitare di rimanere intrappolati in queste geometrie chiuse, il primo approccio alternativo da studiare è quello orizzontale. Significa letteralmente prendere le note di una scala e cercarle lungo la tastiera spostandosi orizzontalmente, anziché verticalmente.

Suonare su una singola corda: Un ottimo esercizio di partenza consiste nell‘eseguire la scala pentatonica minore di LA (composta dalle note LA, DO, RE, MI, SOL e LA) su un’unica corda. Questa disposizione orizzontale ci suggerisce immediatamente dei modi diversi di suonare e di fraseggiare. Essendo costretti a muoverci in linea retta, saremo naturalmente portati a utilizzare soluzioni diverse per il nostro modo di suonare.. Questo esplorare l’orizzontalità conferisce subito una fluidità diversa al nostro suono.

Il passo successivo è estendere questo concetto unendo due corde adiacenti (ad esempio, la corda di RE e la corda di SOL). L’obiettivo non è applicare un’unica forma preimpostata, ma prendere porzioni di varie forme verticali (la forma di SOL, di MI, di RE, di DO e di LA) e connetterle tra loro in senso longitudinale.

Questa navigazione orizzontale porta con sé un enorme vantaggio stilistico: rende estremamente naturale l’azione di ribattere (suonare due volte) una determinata nota durante il cambio di posizione. Mentre nel suonare in verticale il ribattuto può risultare macchinoso, in orizzontale diventa una conseguenza fluida dello spostamento della mano per raggiungere la porzione di scala successiva.

Creare dei pattern (disegni ritmici o melodici) in questo modo, suonando una porzione di scala in senso discendente, tornando indietro e poi scivolando in avanti per ripetere il pattern, risulta fisicamente molto più semplice e naturale per la mano destra rispetto ai salti di corda necessari nell’approccio verticale. Esercitarsi in questo modo ci aiuta enormemente a imparare a collegare le varie aree del manico, superando il blocco psicologico di dover sempre iniziare una scala partendo dalla nota più grave (il Mi basso).

Per padroneggiare questa tecnica non serve conoscere tutte le scale a memoria, ma è sufficiente avere un buon “colpo d’occhio” che permetta di visualizzare i classici blocchi verticali uno di fianco all’altro, “sezionando” visivamente solo le due corde che ci interessano.

L’Approccio Obliquo

Se l’approccio orizzontale ci libera dalla staticità, l’approccio obliquo rappresenta un metodo estremamente “economico” e geniale per muoversi fluidamente su tutta l’estensione del manico. Questo sistema sfrutta la geometria diagonale della chitarra e si basa sull’uso delle ottave.

In questo caso, non suoneremo tutte le cinque note della pentatonica, ma ne sacrificheremo una (ad esempio la nota SOL), creando una sequenza ciclica di sole quattro note.

Scegliamo ad esempio di suonare le note LA, DO, RE e MI. Sulla corda di MI grave premeremo il 5° e l’8° tasto (note LA e DO), mentre sulla corda di LA premeremo il 5° e il 7° tasto (note RE e MI). Ora prendiamo l’esatta geometria che le nostre dita hanno appena formato e la trasportiamo un’ottava più in alto. Per farlo, dobbiamo scendere di due corde (spostandoci sulle corde di RE e SOL) e avanzare di due tasti. Suoneremo quindi il 7° e il 10° tasto sulla corda di RE, e il 7° e il 9° tasto sulla corda di SOL.

Vogliamo salire ancora di un’ottava. Scendiamo nuovamente di due corde, finendo sulla corda di SI e sul MI cantino. A questo punto, a causa della specifica accordatura degli intervalli della chitarra, non avanzeremo più di soli due tasti, ma dovremo avanzare di tre tasti. Suoneremo perciò il 10° e 13° tasto sulla corda di SI, e il 10° e 12° tasto sul MI cantino.

Questa tecnica è formidabile perché l’approccio geometrico rende estremamente chiaro dove dobbiamo spostare la mano. Il risultato acustico è un fraseggio molto “legato”, fluido e dritto, poiché stiamo suonando ciclicamente e ripetutamente un solido gruppo di quattro note. A livello muscolare e meccanico, l’esecuzione diventa rapidamente automatica e offre grande continuità durante l’improvvisazione. Questo slittamento geometrico può essere applicato partendo da qualsiasi forma pentatonica.

Esiste un’evoluzione molto affascinante del metodo obliquo appena descritto. Mentre nel primo esempio obliquo abbiamo sacrificato una nota per mantenere un rigido pattern di quattro suoni, in questa variazione reinseriamo la quinta nota mancante (il SOL, nel caso della pentatonica di La minore).

Si parte eseguendo la stessa sequenza di prima (LA, DO sulla prima corda; RE, MI sulla seconda corda). Aggiungiamo questa volta il SOL, al tasto della corda di RE per poi eseguire uno slide per raggiungere la nota LA posta sulla medesima corda, un’ottava sopra il nostro punto di partenza.

La differenza tra il metodo a quattro note e quello a cinque note non è solo melodica, ma profondamente ritmica. Se immaginiamo di scrivere queste note su un pentagramma suonandole come crome (ottavi), noteremo una netta differenza: nel pattern a quattro note, finendo la frase prima di cambiare posizione, ci ritroveremo con ben due quarti di pausa prima di ripartire, nel pattern a cinque note con l’aggiunta dello slide, finiremo sul terzo quarto della battuta, lasciando quindi un solo quarto di pausa.

Avere la consapevolezza di queste differenze ci permette di scegliere un’opzione rispetto all’altra in base a dove vogliamo iniziare o finire la nostra frase a livello ritmico.

In definitiva, si parte sempre da una singola forma verticale di base (che è un passaggio obbligato e sacrosanto per tutti), ma il vero obiettivo è arrivare a un punto in cui non muoviamo più le dita “a caso” seguendo una diteggiatura imposta, ma utilizziamo l’orecchio e la nostra voce interiore per navigare liberamente la tastiera.

Conclusioni

Imparare a visualizzare le scale in modo orizzontale e obliquo non è un processo immediato e richiederà tempo e dedizione. All’inizio potrà sembrare complesso dover mappare mentalmente i salti d’ottava e gli slide, soprattutto se si ha a che fare con scale a sette note. Tuttavia, vi accorgerete presto che allontanarvi dalla “gabbia” delle forme verticali vi aprirà un mondo di nuove possibilità melodiche, rendendo il vostro modo di suonare la chitarra molto più personale, musicale e profondamente espressivo.

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