L’introduzione di “Paschendale” degli Iron Maiden è un perfetto esercizio per migliorare la propria tecnica del Tapping sulla chitarra elettrica. Oltre a essere anche una delle introduzioni più belle e riconoscibili del metal. Non ha fatto la storia come altre introduzioni del gruppo Metal in questione, ma sicuramente è un passaggio soddisfacente da suonare con la propria chitarra elettrica.
In questo tutorial ti mostro come suonare solo l’introduzione di Paschendale, nota per nota: lo schema di tapping che si ripete per tutto il giro, le due sequenze della mano sinistra, il ritmo giusto (che non è quello che sembra) e i trucchi per tenere il suono pulito. Prendi la chitarra e partiamo.
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Panoramica della canzone
“Paschendale” esce nel 2003 su Dance of Death, il tredicesimo album in studio degli Iron Maiden, registrato ai Sarm West di Londra e prodotto da Kevin Shirley. La firma è di Adrian Smith insieme a Steve Harris, ed è una cosa piuttosto insolita: Smith è storicamente l’uomo dei brani più compatti e melodici della band, mentre qui si mette in testa di scrivere quello che lui stesso ha definito un brano epico nella più pura tradizione Maiden. Otto minuti e mezzo, cambi di tempo, tre chitarre.
Il titolo non è un nome di fantasia: è la grafia inglese antica di Passchendaele, un villaggio delle Fiandre belghe finito dentro la Terza battaglia di Ypres, combattuta dal 31 luglio al 6 novembre del 1917. Fu una delle pagine più atroci della Prima guerra mondiale: mesi di pioggia avevano trasformato il campo di battaglia in una palude di fango in cui uomini e cavalli affondavano, e per conquistare pochi chilometri di terreno si contarono centinaia di migliaia di vittime da entrambe le parti.
Il testo della canzone è raccontato in prima persona da un soldato che sa di non tornare a casa, e dal vivo Bruce Dickinson lo portava sul palco fino in fondo: divisa da fante britannico della Grande Guerra e la sua morte mimata davanti al pubblico, come si vede nel DVD Death on the Road.
Sapere questo cambia il modo in cui suoni l’intro: non è un esercizio di tecnica, è un’atmosfera da costruire.
Caratteristiche principali del brano:
- Album: Dance of Death (2003)
- Autori: Adrian Smith e Steve Harris
- Chitarristi: Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers
- Tonalità: Mi minore
- Tempo dell’intro: 120 bpm
- Stile: Heavy metal
- Difficoltà: Intermedio (serve saper fare il tapping)
Cosa ti serve per suonarla
- Una chitarra elettrica in accordatura standard (E-A-D-G-B-E)
- Un canale crunch leggero: qui serve definizione, non saturazione
- Un delay e un riverbero: sono parte integrante del suono di questa intro
- Nessun plettro: questa parte si suona con le dita di entrambe le mani
- Un metronomo, perché il ritmo è il vero scoglio del pezzo
Lo schema: corda a vuoto, mano sinistra, tapping
La buona notizia è che tutta l’introduzione si sviluppa sulla prima corda, il Mi cantino, e si basa su un unico modulo di tre note che si ripete identico dall’inizio alla fine. Il modulo è questo: corda a vuoto (Mi), una nota premuta dalla mano sinistra, tapping al 12° tasto con la mano destra. Cambia solo la nota di mezzo, ed è quella che disegna la melodia. Il tap invece resta inchiodato al 12° tasto per tutto il giro, perché è il Mi all’ottava: il tuo punto fermo.
Per il tapping ti consiglio il dito medio della mano destra, che ti dà più controllo e più massa. Se ti trovi meglio con l’indice va benissimo lo stesso: qui il plettro non lo impugni, quindi non devi tenerlo da nessuna parte e sei libero di scegliere. La primissima nota del giro la fai partire pizzicando la corda a vuoto sempre con la mano destra, e da lì non ti fermi più.
La prima sequenza
Nella prima metà dell’intro la mano sinistra scende lungo il manico toccando il 10° tasto (Re), l’8° (Do), il 7° (Si), il 5° (La) e poi risale al 7° (Si). Se metti in fila queste note ti accorgi che stai semplicemente scendendo lungo la scala di Mi minore naturale, con il Mi a vuoto e il Mi al 12° tasto che fanno da cornice fissa a ogni gruppetto. È per questo che un giro tecnicamente semplice suona così ampio: hai sempre due Mi che risuonano intorno alla melodia.

Qui arriva il punto che frega quasi tutti: le note sono raggruppate a tre, ma il ritmo è in ottavi, non in terzine. È una trappola naturale, perché la mano tende ad andare dove va l’orecchio e l’orecchio sente gruppi di tre. Se lo suoni in terzine, il giro perde l’incastro con il resto del brano. Accendi il metronomo a 120, conta gli ottavi ad alta voce sopra il pattern finché non senti che il modulo di tre note si sposta di volta in volta rispetto al battito: quando quella sensazione smette di darti fastidio, ci sei.
La seconda sequenza
La seconda metà ripete lo stesso identico meccanismo, ma la mano sinistra scende ancora più giù: 7° tasto (Si), 5° (La), 3° (Sol), 2° (Fa#). La melodia va a chiudere il cerchio verso il Mi, e proprio in fondo c’è una piccola variazione ritmica da non sottovalutare: le ultime due note, la corda a vuoto e il tap al 12°, non sono ottavi ma quarti. Durano il doppio. È un dettaglio minuscolo, ma è quello che dà respiro alla frase prima che il giro riparta.

I dettagli che fanno la differenza
Tecnicamente il passaggio più delicato non è il tap in sé, ma il ritorno alla corda a vuoto. Se dopo aver toccato il 12° tasto ti limiti a sollevare il dito, il Mi a vuoto esce fiacco e il giro diventa zoppo. Quello che devi fare è un vero pull-off: mentre lasci il tasto, tira leggermente la corda verso il basso, così scatta e suona con lo stesso volume delle altre note. Io lo chiamo effetto arco, perché il dito deve caricare la corda come la corda di un arco e poi rilasciarla.
Gli altri punti su cui lavorare:
- Deciso, non forte. Il tapping non è una questione di forza: se colpisci il tasto in modo molle o impreciso la nota si smorza. Serve un movimento netto e centrato bene dietro al tastino.
- Stoppa le corde gravi. Appoggia l’avambraccio destro sulle corde basse mentre suoni: con un po’ di crunch acceso, le corde libere si mettono a vibrare per simpatia e ti riempiono il giro di rumore.
- Studia a mattoncini. Prendi un gruppetto di tre note alla volta, rendilo automatico, poi attaccagli il successivo. È molto più efficace che ripetere tutto il giro dall’inizio sbagliando sempre nello stesso punto.
- Le due sequenze separate. Portale a velocità ognuna per conto suo e solo alla fine uniscile: il punto di giunzione è dove si perde il tempo.
Sound e impostazioni dell’amplificatore
Il suono di questa intro non è un muro di distorsione: è una chitarra che risuona in uno spazio grande e vuoto. Queste sono le impostazioni da cui partire, poi adatta alla tua strumentazione:
- Gain: basso, un crunch appena accennato. Le singole note devono restare distinte
- Bassi: medi, senza gonfiare
- Medi: medio-alti, sono loro che tengono su il canto della melodia
- Alti: medio-alti, per far brillare il Mi cantino
- Delay: abbondante, con ripetizioni lunghe: è metà dell’atmosfera
- Riverbero: generoso, tipo hall
- Pickup: al ponte, o ponte e centrale insieme per ammorbidire un po’
Conclusione
L’intro di Paschendale è un ottimo banco di prova proprio perché ti chiede pochissime note e tantissimo controllo. Ti costringe a fare un tapping pulito e regolare invece che veloce, a gestire il pull-off come una nota vera e non come un rilascio, a stoppare le corde che non stai suonando e soprattutto a tenere il tempo mentre la melodia va a gruppi di tre e il metronomo va a due. Sono quattro competenze che ti porti dietro in qualunque altro brano deciderai di affrontare.
Se ce l’hai fatta, o se sei ancora alle prese con l’effetto arco, fammelo sapere nei commenti del video e dimmi quale canzone vorresti come prossima lezione. Buon metal a tutti! 🤘




