Uno dei più importanti capolavori della storia della musica Rock, Child In Time dei Deep Purple, nasconde una serie di miti, leggende e curiosità incredibili.
In questo mini documentario andiamo a ripercorrere tutta la storia, le accuse di plagio, Ian Gillan (il cantante) che diventa Gesù, lo sparo durante il concerto, e molto altro. Tutte queste cose saranno rivolte a tutti, anche a chi non ha mai preso in mano uno strumento.
Mentre alla fine andrò più specificatamente a rivolgermi ai chitarristi parlando della strumentazione di Ritchie Blackmore, andremo a ricreare il suono di Child In Time e poi spiegherò l’ultima parte dell’assolo che è anche un ottimo esercizio di chitarra per i chitarristi solisti.
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Riassunto
“Child In Time” è uno di quei brani che riconosci dopo tre note se sei un appassionato di Rock. È una suite di oltre dieci minuti che passa da un sussurro delicato a un urlo devastante, tra organo Hammond, assoli infuocati e una voce che sembra sul punto di esplodere da un momento all’altro.
Negli ultimi anni questa canzone è tornata prepotentemente sotto i riflettori grazie alla serie Netflix Stranger Things, che l’ha rilanciata presso una nuova generazione di ascoltatori. Ma dietro “Child In Time” non c’è solo una grande canzone rock: ci sono storie di guerra fredda, presunti plagi, leggende di colpi di pistola durante i concerti, un cantante che finisce a interpretare Gesù in un musical e un organo maltrattato.
In questo articolo ripercorriamo i punti più interessanti di questa storia, così puoi approfondire tutto quello che nel video accenno tra una curiosità e l’altra.
Il Capolavoro
“Child In Time” è la terza traccia di Deep Purple in Rock, album del 1970 che segna la nascita del vero sound della band, quello più duro, aggressivo e “heavy”. Il brano si regge su pochissime note, un giro semplicissimo all’organo Hammond che però viene portato all’estremo grazie alle dinamiche: si parte piano, quasi in punta di piedi, e si sale di intensità fino a livelli da brividi.
Il tema centrale della canzone è la paura di una guerra nucleare, un pensiero molto presente all’epoca della Guerra Fredda. Il testo parla di una linea sottile tra bene e male, di proiettili che volano e di un bambino che viene messo in guardia su un mondo pronto a esplodere da un momento all’altro. Ascoltandola oggi, è impressionante quanto questo tema sia ancora attuale.
Musicalmente, il brano è un perfetto equilibrio tra delicatezza e violenza sonora. L’organo di Jon Lord apre il pezzo con una progressione dolce, la voce di Ian Gillan sale di intensità fino a urlare note altissime, e nella parte centrale chitarra e tastiere si sfidano in un lungo scambio di assoli. È uno di quei brani in cui tutti i membri della band sono al massimo delle proprie possibilità.
Il “furto” da Bombay Calling
Una delle curiosità più famose su “Child In Time” riguarda l’introduzione, che ricorda in modo molto evidente un brano strumentale del 1969: “Bombay Calling” degli It’s a Beautiful Day.
Il racconto che circola da anni è semplice: Jon Lord, in sala prove, inizia a suonare il tema di “Bombay Calling” rallentandolo e improvvisandoci sopra. Il resto del gruppo si aggancia a quell’idea, ci costruisce attorno un’atmosfera completamente diversa, e piano piano nasce “Child In Time”.
Oggi un’operazione del genere scatenerebbe facilmente accuse di plagio, cause legali e social impazziti. All’epoca, però, tra le due band pare ci fosse buon sangue: gli It’s a Beautiful Day avrebbero a loro volta “preso in prestito” un tema da un brano dei Deep Purple, “Wring That Neck”. Più che una guerra di avvocati, fu quasi un pareggio a tavolino tra musicisti.
Il risultato, alla fine, resta sotto le orecchie di tutti: i Deep Purple trasformano un’idea melodica in un viaggio epico di dieci minuti, spostando l’attenzione dal semplice tema alla costruzione emotiva e al messaggio antimilitarista.
Ian Gillan, da Child In Time a Gesù
La performance di Ian Gillan in “Child In Time” è talmente impressionante che è diventata una sorta di metro di paragone per i cantanti rock. Tra estensione vocale, controllo e intensità emotiva, è uno di quei brani che molti studiano per mesi prima di riuscire anche solo ad avvicinarsi a un’esecuzione decente.
Una delle cose più sorprendenti è che la parte principale della voce fu registrata in sole due take. Gillan avrebbe voluto rifare la registrazione, ma Ritchie Blackmore e Jon Lord insistettero per tenere quella versione, perché la consideravano perfetta proprio nella sua spontaneità.
Questa prestazione non ha colpito solo i fan della band. Tim Rice, co-autore del musical Jesus Christ Superstar, rimase così colpito dalla voce di Gillan in “Child In Time” da volerlo assolutamente nel ruolo di Gesù per la versione discografica del 1970.
Il cantante accettò principalmente per una questione economica: registrò tutto in una sola session di poche ore, circondato da un’orchestra e da musicisti di altissimo livello, e poi tornò alla sua attività con i Deep Purple quasi dimenticandosi dell’episodio. Quando arrivò il momento del film, qualche anno dopo, Gillan rinunciò alla parte per non abbandonare la band, e il ruolo passò a Ted Neeley. Ma il legame tra quella interpretazione e “Child In Time” è rimasto una delle curiosità più affascinanti della carriera di Gillan.
Lo sparo nel Made In Japan
Se sei fan dei Deep Purple, è molto probabile che tu abbia sentito almeno una volta la leggenda dello “sparo” in Made In Japan, lo storico live del 1972. Durante l’esecuzione di “Child In Time”, al culmine del crescendo finale, si sente un rumore secco che per anni è stato descritto come il colpo di pistola con cui un fan si sarebbe suicidato in platea, travolto dall’emozione del brano.
È una storia che molti hanno creduto vera per decenni. Il problema è che non è mai accaduto nulla del genere. Nessun fan che si spara in testa, nessun gesto estremo durante il concerto.
Quel rumore arriva dall’organo Hammond di Jon Lord, in particolare dal riverbero a molle. L’Hammond C3, collegato a un amplificatore Marshall distorto, veniva spesso maltrattato sul palco per creare effetti sonori: botte, strattoni, vibrazioni. In alcune situazioni, le molle del riverbero rispondevano con suoni metallici e improvvisi, molto simili a uno sparo registrato da lontano.
Il fatto che da un semplice rumore tecnico sia nata una leggenda così potente dice molto sulla percezione che il pubblico aveva di quella musica: “Child In Time” era talmente carica di tensione che l’idea di qualcuno che perde il controllo fino a compiere un gesto estremo sembrava quasi credibile. Il fascino della storia ha fatto il resto.
Ritchie Blackmore: suoni, fuzz e assolo finale
Parlando di “Child In Time”, è impossibile non soffermarsi su Ritchie Blackmore. È lui a spingere i Deep Purple verso un suono più heavy, ed è la sua chitarra a dialogare con le tastiere di Jon Lord in una sorta di duello continuo.
Quando pensiamo a Blackmore lo immaginiamo subito con una Fender Stratocaster, ma in quel periodo una delle chitarre che utilizza più spesso è una Gibson semiacustica (ES-335). Il suo suono passa attraverso un potente amplificatore Marshall e, in molti casi, viene arricchito da effetti come il treble booster e il fuzz, che aggiungono grana, compressione e aggressività alle note.
Nella parte centrale di “Child In Time”, l’assolo di chitarra cresce di intensità fino al celebre tema finale suonato all’unisono da organo e chitarra. È una frase relativamente semplice, ma ripetuta con un’energia crescente che la rende uno dei momenti più iconici del brano. Non a caso è proprio questa sezione che è stata scelta e riutilizzata in contesti cinematografici e trailer moderni: è pura tensione sonora, pronta per essere sincronizzata con immagini forti.
Per i chitarristi, quella frase è anche un esercizio perfetto: richiede precisione ritmica, controllo del vibrato, pulizia nell’esecuzione e capacità di reggere la ripetizione senza perdere intensità.
Un brano che continua a parlare al presente
Tra guerra fredda, presunti plagi, leggende di spari e aneddoti su Gesù rock, “Child In Time” è molto più di un semplice pezzo storico dei Deep Purple. È un brano che riesce a tenere insieme potenza emotiva, messaggio, sperimentazione sonora e una serie infinita di storie che lo circondano.
Che tu arrivi a questa canzone grazie a Stranger Things, a un vecchio vinile dei tuoi genitori o a un video di chitarra su YouTube, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. E ogni volta che parte quel giro di Hammond, la sensazione è sempre la stessa: sta per succedere qualcosa di enorme.



