Bastano tre note per riconoscerla: un Sol sulla quarta corda, la terza corda a vuoto e un Re sulla seconda, lasciate suonare una sopra l’altra. È l’arpeggio con cui si apre Wake Me Up When September Ends, la ballata più intima dei Green Day, quella che Billie Joe Armstrong ha scritto per il padre. Niente distorsione e niente velocità: solo una chitarra acustica, un ritmo che dondola e un’atmosfera da fine estate che ti resta addosso.
In questo tutorial Luca Marinelli ti mostra tutto l’accompagnamento della chitarra acustica, dall’intro alla strofa fino al ritornello con il Si minore e il Re finale. È un brano a metà strada tra principiante e intermedio: gli accordi sono pochi, ma ti chiede una buona padronanza della mano destra.
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Panoramica della canzone
Wake Me Up When September Ends è l’undicesima traccia di American Idiot, il disco del 2004 che ha riportato i Green Day in cima alle classifiche. Esce come quarto singolo il 13 giugno 2005, arriva al sesto posto della Billboard Hot 100 e all’ottavo in Inghilterra. Il disco è prodotto da Rob Cavallo e il brano viene registrato all’Ocean Way di Los Angeles.
Dietro la canzone c’è una storia vera. Il padre di Billie Joe muore nel settembre del 1982, quando lui ha appena dieci anni. Da quello che si dice, sembra che, tornato a casa dal funerale, si chiuda in camera e dica alla madre di svegliarlo quando settembre sarà finito.
Quella frase gli rimase in testa per più di vent’anni: Armstrong raccontò di aver evitato a lungo di scrivere del padre, finché con questo brano è riuscito finalmente a farlo, più per rendergli omaggio che per raccontare il dolore.
Nel 2005 il videoclip di Samuel Bayer, un vero cortometraggio con Jamie Bell ed Evan Rachel Wood, sposta la storia sulla guerra in Iraq. Pochi giorni dopo l’uragano Katrina un montaggio amatoriale che univa la canzone alle immagini dei telegiornali fa il giro del web, e da allora il brano viene associato anche a quella tragedia.
Ancora oggi, ogni anno a fine settembre, i social si riempiono di fan che “svegliano” Billie Joe.
Caratteristiche principali del brano:
- Album: American Idiot (2004), singolo nel 2005
- Etichetta: Reprise Records
- Chitarra e voce: Billie Joe Armstrong
- Tonalità: Sol maggiore
- Tempo: 4/4, in ottavi
- Stile: Rock ballad acustica
- Difficoltà: Principiante-Intermedio
Per chi studia è un brano prezioso perché insegna l’arpeggio “vero”, quello in cui gli accordi non si suonano in blocco ma si sgranano nota per nota. Ti allena a far muovere solo il basso mentre le corde acute restano ferme, e ti mette davanti al primo Do minore e al primo Si minore con il barré in un contesto musicale.
Cosa ti serve per suonarla
- Una chitarra acustica: va bene qualsiasi folk o dreadnought
- Plettro sottile o medio, oppure le dita se preferisci il fingerstyle
- Accordatura standard (Mi-La-Re-Sol-Si-Mi), senza capotasto
- Un metronomo: parti lento, intorno ai 70 bpm, e poi avvicinati al tempo del disco
Struttura dell’accompagnamento
La parte di chitarra acustica si divide in quattro blocchi. Studiali uno alla volta e uniscili solo quando ognuno ti viene pulito:
- Intro – l’arpeggio di Sol ripetuto quattro volte
- Strofa, prima parte – il basso che scende sulla quarta corda: Sol, Sol/Fa#, Mi minore, Sol/Re
- Strofa, seconda parte – Do, Do minore e il ritorno al Sol con il basso grave
- Ritornello – Mi minore, Si minore, Do e la chiusura sul Re
L’intro: l’arpeggio di Sol
Tutto parte da una forma di tre note: quinto tasto della quarta corda (Sol), terza corda a vuoto (Sol) e terzo tasto della seconda corda (Re). Le suoni in quest’ordine, basso, terza, seconda, e poi ripeti. Il trucco ritmico è che il secondo basso non cade sul due ma sul “e” del due, un ottavo in anticipo: le sei note si dividono in due gruppi da tre, con l’ultima che si allunga fino alla fine della battuta, e questo crea quel dondolio tipico del brano. Ripeti la battuta quattro volte.

- Conta “uno e due E tre e quattro”: il secondo basso arriva proprio su quella “E”
- Tieni premute le dita per tutta la battuta: la scritta LET RING vuol dire che le note devono suonare insieme
- Puoi suonarlo con il plettro o con le dita: l’importante è che le tre corde abbiano lo stesso volume
La strofa: il basso che scende
Nella strofa la mano destra fa sempre lo stesso arpeggio dell’intro, mentre la sinistra si occupa solo del basso sulla quarta corda. Terza e seconda corda restano ferme (terza a vuoto, seconda al terzo tasto) e il basso scende di una nota a battuta: quinto tasto (Sol), quarto tasto (Sol/Fa#), secondo tasto (che con le altre due note forma un Mi minore 7) e infine quarta corda a vuoto (Sol/Re). È una discesa semplicissima da suonare, ma è lei a dare malinconia a tutta la strofa.

- Tieni fermo il dito sul terzo tasto della seconda corda e muovi solo quello sulla quarta corda
- Fai il cambio di basso senza interrompere l’arpeggio: la terza corda a vuoto ti dà il tempo per spostarti
Do, Do minore e il Sol con il basso grave
La seconda metà della strofa è il momento più bello del giro, quello su cui arriva il titolo, “Wake me up when September ends”. Prendi il Do al terzo tasto: terzo tasto della quinta corda e un mini-barré dell’anulare al quinto tasto su quarta, terza e seconda corda. Per passare al Do minore basta abbassare di un tasto la seconda corda, al quarto: è una sola nota, ma cambia completamente il colore. Poi si torna al Sol, questa volta con il basso grave al terzo tasto della sesta corda, per due battute. La seconda volta la strofa chiude con un passaggio sul Re/Fa#, con il Fa# al secondo tasto della sesta corda e il La a vuoto, che porta dritto al ritornello.

- Usa il mini-barré sul Do: per il Do minore libera la seconda corda dal barré e prendi il quarto tasto con il medio
- Sul Sol con il basso grave il pollice della mano destra (o il plettro) deve trovare la sesta corda senza guardare
- Attenzione alle due chiusure: la prima volta riparti con la strofa, la seconda vai sul Re/Fa#
Il ritornello
Nel ritornello il basso scende sulle corde gravi e l’arpeggio si apre. Si parte dal Mi minore con la sesta corda a vuoto, poi arriva il Si minore con il barré al secondo tasto, che qui puoi anche alleggerire suonando solo le corde dalla quinta alla seconda. Segue il Do al terzo tasto, lo stesso della strofa, e la prima volta il giro si chiude con Sol e Re/Fa# per ripartire. La seconda volta invece chiudi sul Re al quinto tasto: quinta corda al quinto, quarta, terza e seconda al settimo.


- Sul Si minore non serve un barré perfetto su sei corde: concentrati sulle note che suoni davvero
- Il salto dal Do al Re al quinto tasto è l’unico spostamento lungo: guarda la tastiera con un attimo di anticipo
- Non preoccuparti se ogni tanto prendi una corda in più o in meno: conta che il basso e il ritmo siano giusti
Sound e consigli per l’acustica
Il segreto del suono di questo brano è la risonanza: le note devono sovrapporsi e non spegnersi una dopo l’altra. Qualche consiglio per arrivarci:
- Mano sinistra: non staccare le dita finché non devi cambiare accordo
- Mano destra: attacco leggero e sempre uguale, il basso appena più deciso delle corde acute
- Dinamica: strofa morbida, ritornello un filo più presente, così il brano cresce senza strafare
- Se suoni amplificato: equalizzazione piatta e un velo di riverbero, niente di più
Conclusione
Wake Me Up When September Ends ti insegna una cosa che vale per tantissime ballate: con un arpeggio regolare e un basso che si muove puoi tenere in piedi un’intera canzone. Una volta che il gruppo da tre note ti viene naturale, ti accorgerai che puoi cantarci sopra senza pensare alla mano destra, ed è lì che il brano diventa davvero tuo.
Prova l’accompagnamento con il video e fammi sapere nei commenti come va. E se vuoi completare il brano, qui sul blog trovi anche il tutorial sull’assolo di Wake Me Up When September Ends. Ci vediamo alla prossima lezione! 🎸





Commenti (1)
Ottimo tutorial grazie Luca