Un Re che martella in ottavi, costante, battuta dopo battuta. Poi il basso che scende di un semitono alla volta, la tensione che sale come prima dell’entrata in scena. Quando finalmente la band esplode sugli accordi lunghi, hai già capito che sta arrivando Now I’m Here. È l’intro con cui i Queen hanno aperto i concerti del tour di Sheer Heart Attack e sembra scritta apposta per far salire l’adrenalina.
In questo tutorial Luca Marinelli ti mostra come suonare tutta l’introduzione del brano, dalla prima nota fino allo slide che lancia la strofa. È una parte a metà strada tra il livello principiante e l’intermedio: accordi semplici, ma con un paio di passaggi ritmici da curare bene.
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Panoramica della canzone
Now I’m Here è scritta da Brian May ed esce nel novembre del 1974 dentro Sheer Heart Attack, il terzo album dei Queen. A gennaio del 1975 diventa un singolo e arriva all’undicesimo posto della classifica inglese. Non è il pezzo più famoso della band, ma per i chitarristi è un piccolo culto: nel 2005 la rivista Q l’ha messa al numero 33 tra i cento migliori brani di chitarra di sempre.
La canzone nasce in tour. Nella primavera del 1974 i Queen girano gli Stati Uniti come gruppo spalla dei Mott the Hoople, e Brian May ci mette dentro i ricordi di quei mesi: nel testo c’è perfino una dedica, “Down in the city, just Hoople and me“. Quel tour, però, finisce male: May si ammala di epatite e la band deve tornare a casa prima del previsto.
Una curiosità interessante riguarda invece i concerti: nel tour di Sheer Heart Attack Freddie Mercury cantava “Now I’m here” da un lato del palco, avvolto nel buio e nel ghiaccio secco, e poche battute dopo, su “Now I’m there”, ricompariva dall’altra parte. In realtà il secondo Freddie era un tecnico di palco vestito in modo identico.
Da lì in poi il brano è rimasto in scaletta in praticamente ogni concerto dei Queen, fino all’ultimo tour del 1986.
Caratteristiche principali del brano:
- Album: Sheer Heart Attack (1974)
- Etichetta: EMI (Elektra negli Stati Uniti)
- Chitarra: Brian May
- Tonalità dell’intro: Re maggiore, che poi sale a Mi
- Tempo: 120 bpm, 4/4
- Stile: Hard rock / glam rock anni ’70
- Difficoltà: Principiante-Intermedio
Dal punto di vista didattico questa intro è un ottimo banco di prova. Ti allena a tenere un ottavo regolare per molte battute di fila senza accelerare, a muoverti in modo cromatico lungo la quinta corda e a far cadere i cambi di accordo in levare, che è esattamente il tipo di spinta ritmica che rende riconoscibile lo stile di Brian May.
Cosa ti serve per suonarla
- Una chitarra elettrica (nel video uso una replica della Red Special, ma va benissimo qualsiasi chitarra)
- Un amplificatore con un crunch deciso, o un leggero overdrive
- Plettro medio o rigido: Brian May suona addirittura con una moneta da sei pence
- Accordatura standard (Mi-La-Re-Sol-Si-Mi)
- Un metronomo: parti da 80 bpm e arriva gradualmente ai 120 del brano
Come è fatta l’introduzione
L’intro dura 32 battute e si divide in cinque blocchi. Conviene studiarli separatamente e unirli solo quando ognuno ti viene pulito.
- Il riff di Re e la discesa cromatica – battute 1-7
- La seconda ripresa – battute 8-17, fino all’apertura sul La
- Gli accordi sospesi in levare – La, La sus4, Si e Si sus4, battute 18-25
- Il lick sul Mi grave e i power chord – battute 25-28
- La salita verso il Mi – battute 29-32, con lo slide finale
Il riff di Re e la discesa cromatica
Si parte con un bicordo di Re: quarta corda a vuoto e secondo tasto della terza corda, preso con l’indice. Lo suoni in ottavi continui, tutti uguali. Nella seconda battuta arrivano due piccole risposte: aggiungi prima il secondo tasto e poi il terzo tasto della seconda corda, sul sesto e sull’ottavo ottavo. Dalla quarta battuta resta solo la quinta corda, che scende di un tasto alla volta: terzo tasto (Do), secondo (Si) e primo (Si bemolle) per due battute, con un ultimo Do prima della nota stoppata.

- Tieni la mano destra morbida: dopo dieci battute di ottavi il rischio è irrigidirsi e correre
- Nella discesa usa medio, indice e di nuovo indice, così la mano resta ferma in prima posizione
- La X alla fine della settima battuta è una stoppata: appoggia la mano sinistra sulle corde e colpiscile
La seconda ripresa
Le battute dalla 8 alla 17 riprendono lo stesso materiale, con due differenze da tenere a mente. La discesa cromatica questa volta è più corta, solo Do e Si, e riparte subito sul Re. Al secondo giro invece la discesa prosegue fino al primo tasto e, sull’ultimo ottavo della battuta 17, si apre sull’accordo di La: è il segnale che la band sta per entrare.

Gli accordi sospesi in levare
Qui l’intro cambia faccia. Il La lo prendi con la quinta corda a vuoto e un mini-barré dell’indice al secondo tasto su quarta, terza e seconda corda; per il La sus4 aggiungi l’anulare al terzo tasto della seconda corda. Il Si è la stessa forma spostata: indice al secondo tasto della quinta corda e mini-barré dell’anulare al quarto tasto, più il mignolo al quinto tasto della seconda corda per il Si sus4. Il punto chiave è il ritmo: ogni cambio cade sull’ultimo ottavo della battuta, in anticipo, e l’accordo resta legato nella battuta successiva.

- Conta ad alta voce “uno e due e tre e quattro E”: il cambio arriva proprio su quell’ultima “e”
- Non suonare la sesta e la prima corda, smorzale con le dita che non premono
- Lascia suonare gli accordi lunghi fino in fondo, senza staccare la mano sinistra
Il lick sul Mi grave e i power chord
Dopo gli accordi sospesi, la chitarra scende sul Mi grave a vuoto e lo lascia risuonare. Sopra arriva un piccolo lick cromatico sulla sesta corda, terzo e quarto tasto (Sol e Sol diesis), con una risposta sul secondo tasto della quarta corda. Subito dopo entrano i power chord di Si, La e Re, suonati con pause e note puntate che spezzano il ritmo.

La salita verso il Mi
L’ultimo blocco è una salita: power chord di Fa diesis, poi quinta corda a vuoto, primo e secondo tasto, quarta corda a vuoto e secondo tasto, fino al Mi grave. Da lì ti sposti al nono tasto e alterni il Mi a vuoto con la triade di Mi maggiore su quarta, terza e seconda corda. Due accordi discendenti, Re e La, e poi lo slide finale: un power chord di La che scivola di due tasti fino al Si e lancia la strofa.

- Nel cambio dalla salita al nono tasto guarda subito la tastiera: è l’unico salto lungo dell’intro
- Sullo slide finale mantieni la pressione delle dita mentre scivoli, altrimenti il suono si spegne a metà
Sound e impostazioni dell’amplificatore
Il suono di Brian May nasce da un Vox AC30 spinto al limite e da un treble booster. Se non hai quell’attrezzatura, parti da queste impostazioni e adattale:
- Gain: medio, un crunch rock anni ’70; meglio poco che troppo, gli accordi devono restare definiti
- Pickup: al ponte, o ponte più centrale per un timbro più pieno
- Bassi: medi, senza gonfiare il Re a vuoto
- Medi: alti, sono loro a far uscire la chitarra dal mix
- Alti: medio-alti, per quella brillantezza tipica del treble booster
- Effetti: un velo di riverbero; il delay qui non serve, l’intro funziona asciutta
Conclusione
Now I’m Here insegna che per creare tensione non servono passaggi difficili: bastano un ottavo regolare, una discesa di semitoni e qualche cambio messo nel punto giusto. Se impari a tenere il tempo nelle prime battute e a far cadere gli accordi in levare, ti porti a casa due cose che ritroverai in tantissimi brani rock.
Prova l’intro con il video e fammi sapere nei commenti a che punto sei arrivato. Se hai voglia di altro Brian May, qui sul blog trovi anche il tutorial sul riff di Hammer to Fall. Ci vediamo alla prossima lezione!




