
Hai mai ascoltato qualcuno parlare senza fermarsi mai?
Magari dice anche cose interessanti, ma dopo un po’ fatichi a seguire il discorso, ti annoi e inizi anche ad infastidirti.
Lo stesso accade con la musica.
Per questo motivo, in questo articolo vedremo perché le pause possono rendere un assolo molto più espressivo, e come il parallelismo tra lingua parlata e linguaggio musicale possa aiutarti molto a comprendere meglio in che direzione andare per avere una chiave di lettura nuova sui tuoi assoli.
👋 Sono Fabio Arato, maestro certificato Chitarra Facile, specializzato in chitarra rock progressive, gipsy jazz e manouche e chitarrista dei The Hot Pots. Nel caso volessi seguire delle lezioni di chitarra private con me o con gli altri maestri certificati della scuola, clicca qui.
La Trappola in cui Cadono Molti Chitarristi
Molti chitarristi, quando improvvisano o costruiscono un assolo, cercano di riempire tutti gli spazi, ingannati dal mito del virtuosismo e della velocità, finendo per fare su e giù per le scale musicali in modo inespressivo, noioso e automatico.
All’inizio è normale e ci siamo passati tutti.
Devi capire che la musica è a tutti gli effetti una lingua, e nella lingua non contano solo i verbi, il tuo vocabolario, la propietà di linguaggio, la pronuncia ma anchei silensi tra una parola ed un’altra.
Contano soprattutto il tono, il ritmo, l’intenzione ed anche le pause. Una pausa fatta bene può dare più peso a una frase. Può creare attesa, far decantare una frase e farla gustare ed assimilare di più all’ascoltatore.
Il parallelismo lingua-musica è un parallelismo perfetto e sempre valido.
La Musica Come una Vera Lingua
Quando si ascolta un grande musicista, spesso si ha la sensazione che parli attraverso lo strumento. Infatti, riesce a trasmettere emozioni, tensione, calma, rabbia, dolcezza e così via. Puoi immaginare un chitarrista di questo tipo come un abile comunicatore.
La stessa frase se pronunciata con sicurezza può risultare autorevole, mentre pronunciata in modo monotono può risultare debole.
In tal senso le pause possono avere un enorme peso. Ecco perché due chitarristi possono suonare le stesse identiche note, ma trasmettere una sensazione totalmente diversa.
Le Pause in Musica
La pausa nella musica viene indicato con un segno grafico che indica un momento di silenzio di durata precisa, corrispondente al valore di una nota musicale. Qundi come le note, ha la sua collocazione nello schema ritmico e relativo simbolo.
Sono uno degli strumenti più potenti che hai a disposizione per dare respiro al tuo playing, dare tempo all’ascoltatore di recepire quello che ha appena sentito e preparare il terreno per ciò che arriverà dopo.
Quindi, anche una singola pausa ben messa può fare la differenza, tieni sempre a mente che:
- Le pause creano attesa: quando ti fermi per un istante, crei tensione positiva. L’orecchio si chiede: “E adesso cosa succede? Cosa dirà?”. Questo rende la nota successiva molto più interessante;
- le pause danno peso alle note che vuoi evidenziare: se lasci spazio ad una nota, grazie ad una pausa sia prima che dopo le dai importanza, la lasci decantare;
- Le pause creano carisma (anche quando parli): i più grandi comunicatori e oratori catturano l’attenzione proprio grazie al loro paraverbale.
Essere un grande “musicista comunicatore”, un po’ come nel parlato, significa saper modulare con maestria: tono, ritmo, variazioni dinamiche e anche le pause.
Pensa alle trasmissioni condotte tanti anni fa da Adriano Celentano, famose erano le sue pause e silenzi durante i suoi monologhi, con il risultato di praticamente bucare gli ascolti, e rendere estremamente ricco di significati ciò che diceva.
Il Vuoto Fa Paura, Ma Ti Fa Crescere
Molti chitarristi evitano le pause perché il silenzio li mette a disagio. È come se ti sentissi più esposto, sembra quasi che “non stia succedendo niente”. Invece è proprio lì che sta la vera sfida, prendersi il coraggio di mettere dei silenzi. Soprattutto in una situazione live può essere spiazzante, ma proprio lì inizi a maturare musicalmente.
Perché smetti di affidarti alle dita… e inizi ad affidarti alle idee.
I Maestri delle Pause
Molti grandi musicisti si sono avvalsi dell’uso delle pause, facendone un proprio stile. Vediamo alcuni esempi:
- B.B. King – Parlare con Poche Note: con poche note riusciva a creare tensione, ritmo ed emozione. Le sue frasi sembravano quasi una conversazioneuna. Una frase, una pausa, una risposta;
- Jimmy Page – Tensione e Attesa: spesso per creare tensione suonava fraseggi composti da raffiche di note che interrompeva all’improvviso con lunghe pause, creando un effetto sorpresa entusiasmante. Molti riff, molti assoli e molte frasi dei Led Zeppelin giocano sull’attesa. Le frasi partono, poi si spezzano, restano sospese… e poi ripartono nuovamente. Questo rende il discorso musicale drammatico, magnetico, imprevedibile;
- Miles Davis – Il Re delle Pause: benchè non sia un chitarrista, non si può non mensionare Miles Davis. Grandissimo esempio di come le pause possano essere una filosofia, creare un sound ed uno stile riconoscibile. Usava poche note piazzate sapientemente, ma con precisione espressiva. Le sue frasi infatti risultano cantabili, eleganti, interessanti anche per questo. La sua era una musica a togliere, non ad aggiungere.
Esempio Pratico: Frase Senza Pause Vs Frase Con Pause
Finora abbiamo parlato di concetti. Adesso facciamo una prova concreta.
Ti consiglio di prendere la chitarra e provare questi due esempi molto semplici. Le note sono simili, ma il risultato percepito cambia parecchio.

Qui l’idea è suonare tutto in modo continuo, senza fermarti. Il problema non è tecnico: il lick può funzionare. Ma se eseguito senza respiro, rischia di sembrare un insieme di note attaccate una all’altra.

In questo secondo esempio inseriamo una pausa in mezzo alla prima battuta, andando proprio a tagliare un pezzo del lick, e noterete come:
- la prima frase si capisce meglio;
- l’orecchio resta in attesa;
- Si crea più tensione e le note acquisiscono più magnetismo.
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Improvvisare Con le Pause
Metti una backing track lenta ed segui questo processo per imparare a lasciare spazio tra una frase e l’altra:
- suona frasi corte;
- fermati un secondo;
- rispondi con un’altra frase.
Noterai come l’assolo inizierà subito a sembrare più interessante e musicale.
Un ottimo trucco è quello di immaginare un dialogo fatto di domanda-risposta:
- prima frase = domanda;
- seconda frase = risposta.
Ti do ancora un ultimo consiglio, se puoi registrati mentre suoni e poi ascoltati. Potresti accorgerti che le frasi più belle sono quelle più asciutte e con pause.
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Conclusione: Non Suonare di Più, Comunica Meglio
In conclusione, ricorda questo punto fondamentale: una nota giusta, al momento giusto, con una giusta pausa, può valere più di cento note consecutive.
Perciò, la prossima volta che improvvisi, non chiederti solo: “cosa posso suonare adesso?”. Chiediti anche: “cosa succede se mi fermo un istante?”.
Potresti scoprire che il vero salto di qualità non nasce da ciò che aggiungi… ma da ciò che scegli di lasciare.
Perché un grande chitarrista non è chi parla di più.
È chi sa ascoltare e dire la cosa giusta, nel momento giusto.
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Alla prossima!



